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lunedì 5 dicembre 2016

TV Sorrisi e Canzoni N° 8 dal 24 febbraio al 1° marzo 1980 - Maurizio Costanzo vs Goldrake e Fonzie PARTE 2 + "L'ape Maia insegna ad amare anche gli insetti" di Tiziana Casetti Cerusico



Questo numero che presento è, purtroppo, mancante dell'inserto coi programmi delle tv locali, inoltre alcune pagine si sono perse nei decenni. Nonostante questa condizione non felice della rivista il numero merita, in quanto, oltre all'articolo dell'esordio tv dell'ape Maia, c'è la contro replica di Maurizio Costanzo alle lettere di protesta dopo i giudizi che il baffuto giornalista aveva espresso su Fonzie e Goldrake nel numero 4.
Costanzo pare abbastanza seccato dalle veementi proteste dei fans di Fonzie e Goldrake, probabilmente non si aspettava una levata di scudi così agguerrita per qualche critica a dei programmi insulsi. In fondo è lui ad essere il giornalista, lui critica, gli altri devono accettare le critiche. Evidentemente "gli altri" non accettarono le critiche a Fonzie e Goldrake  :]
Personalmente non digerivo Fonzie, mai sopportato, ergo posso anche condividere gli strali di Costanzo.
Su Goldrake, verso il quale, a dire il vero, nel numero 4 si era solo limitato a dire che non lo capiva, Costanzo poteva risparmiarsi delle ulteriori spiegazioni, limitandosi a ribadire che, vista la sua età, non gli interessava l'agormento. Perché, a mio avviso, la contro replica su Goldrake è parecchio peggio della critica iniziale.
In pratica se Costanzo non aveva compreso chi fosse Actarus la colpa non era sua che non si era informato, e che magari aveva visto mezza puntata manco dall'inizio della serie, ma, udite udite "di chi racconta queste storie"!!!
Adesso mi metto a leggere qualcosa di Shakespeare, ma non dalla prima pagina, ma dalla numero 527, e poi scrivo una rece in cui affermo che non si capisce una mazza  :]
Non contento insisteva:
"Non si possono scrivere storie pensando che vengano seguite tutti i giorni e, quindi, solo lentamente si capisca chi è il buono e chi è il cattivo. Personaggi e intreccio devono essere chiari sin dalla prima puntata. Se questo non avviene, sono realizzati con confusione.".

Grazie Maurizio Costanzo, grazie veramente per questa perla di saggezza. 
Veramente non si possono scrivere storie che necessitano di essere seguite regolarmente per comprenderne la trama?!?!
Forse solo per i bambini o anche per gli adulti?
Perchè noi la storia l'avevamo capita, pare che, invece, alcuni adulti faticassero assai, di solito tutti giornalisti...
Inutile aggiungere che nella prima puntata, ma anche nelle successive, viene ben spiegato per ogni personaggio chi esso sia, da quale parte stia, e persino le motivazioni dei cattivi, che non sono cattivi per partito preso. Più chiaro di così!
Certo, prima di scrivere quello di cui sopra, il paffuto giornalista si sarebbe dovuto guardare veramente un paio di puntate, oppure, evitare di scrivere cose a caso.



Lunedì 25 febbraio 1980 esordiva sulla Rete 2 alle ore 17,00 la simpatica Ape Maia, che grazie alla sua neutralità di contenuti non generò mai alcuna polemica. Per fortuna la lobby degli imenotteri vespidi, che nel cartone fanno occasionalmente la parte dei cattivi, non ha mai conquistato il potere in quotidiani, settimanali e telegiornali, ergo la serie non era considerata pericolosa  :]
Anche se un giornalista imenottero assai velenoso già imperversava...




Inoltre la positività dell'ape Maia nasceva anche dall'essere identificata come teutonica, non giapponese come i robottoni. Ovviamente nell'articolo non è specificato che venne prodotta dalla Nippon Animation, oppure che, essendo pensata per un target di bambini più piccoli (genere kodomo) non poteva contenere le tematiche di Goldrake o Jeeg.
L'articolo inizia con un bel "Arrivano dalla Germania"... est o ovest?
Direi molto est, appena oltre la Cina  ^_^
L'autrice dell'articolo, Tiziana Casetti Cerusico, sempre nel marzo 1980, scrisse un altro articolo sull'ape Maia, ma per il numero zero di Telepiù:
Telepiù N° zero dal 15 al 21 marzo 1980 - "Mazinga ha sedotto Apemaia... Può esser si!" di Tiziana Cerusico

domenica 4 dicembre 2016

Il fumetto "Actarus" N° 9 - "Terrore nei laghi" - agosto 1980



Il nono fumetto della collana "Actarus" è incentrato sulla paleontologia, che come tutti ricordiamo occasionalmente faceva capolino in qualche puntata delle serie gonagaiane. Inutile dire che in questo fumetto i dinosauri diventano i protagonisti della storia, da cui scompare un qualsiasi accenno a Vega, a Goldrake e alla fantascienza in generale. Mi rendo ben conto che insistere nel criticare un qualcosa è abbastanza puerile, però veramente non comprendo cosa spinse l'editore a pagare i diritti di sfruttamento per Goldrake alla Sacis, per poi non inserirlo praticamente mai nel fumetto  >_<
Non ho mai notato questo fumetto in edicola da bambino, ma non avrei letto mai un secondo numero, non c'era Goldrake!!!!!!!!!!!!!!!!!
Come inizia l'avvincente avventura?
Vanno tutti allo zoo!!!!!   O_O

Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale.
Vengo anch'io. No, tu no.
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare aiuto, aiuto è scappato il leone,
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Ma perché? Perché no!

Procton, se erano anni che non andavi allo zoo, ci sarà pure stato un perché...


Inizia Quark, con Procton un po' in versione Piero Angela e un po' Roberto Giacobbo  :]

venerdì 2 dicembre 2016

C'era una volta... Prima di Mazinga e Goldrake, storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni settanta



TITOLO: C'era una volta... Prima di Mazinga e Goldrake, storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni settanta  
AUTORE: Massimo Nicora  
CASA EDITRICE:  Youcanprint
PAGINE: 186  
COSTO:  16€  
ANNO: 2016  
FORMATO: 21 cm x 15 cm  
REPERIBILITA':  su internet  
CODICE ISBN: 9788892633308

Il contenuto del saggio di Massimo Nicora è già ben chiaro dal titolo del libro, e si completerà con il successivo incentrato su Goldrake, partendo, quindi, da dove finisce questo. L'arco temporale abbracciato dall'autore è molto lungo, dall'epoca Tokugawa ai primi anni del 1970, ovviamente concentrandosi su robot e personaggi robotici/cyborg di matrice nipponica. In particolare nei primi due capitoli si farà sovente richiamo alla storia, alla situazione sociale e politica del periodo, in quanto robot e personaggi robotici vennero ispirati dal Giappone reale. Per chi non ha mai letto nulla sul paese del Sol Levante potrebbe essere un buono spunto per approfondire qualche tematica storico-sociologica (saggistica storica + saggistica sociologica )
Il saggio è scritto in maniera comprensibilissima, non sono presenti citazioni in lingua straniera (grazie!!!) e, a beneficio dei lettori non fan, anche le serie solamente citate hanno una nota a fondo pagina con una breve sinossi. In pratica lo possono leggere tutti, non necesita di una laurea in robottonica applicata  :]
Inoltre il prezzo, considerando che è una auto pubblicazione edita da Youcanprint, è abbastanza basso.
Ma perché Nicora inizia la sua trattazione dall'epoca Tokugawa?
La passione dei giapponesi per gli automi, i robot e i cyborg nasce proprio in epoca Tokugawa, con i karakuri, la cui storia è ben sviscerata nel primo capitolo. Questa prima parte in realtà era stata già pubblicata su “Manga Academica 3", come avverte l'autore nelle note. Di norma non sono molto incline ad accettare le riproposizioni di scritti già pubblicati, ma nel leggerla ho avuto l'impressione che quella fu veramente una prima parte di una analisi più approfondita, che si sviluppa in questo libro e che terminerà nel prossimo su Goldrake. Non è una mera ripetizione del 2010, ma una prosecuzione.
Per il contenuto del primo capitolo rimando alla mia recensione di "Manga Avademica 3" che ho linkato sopra.
Il secondo capitolo inizia storicamente dove era terminato il primo, raccontando come il processo di ammodernamento tecnologico, nato dall'apertura forzata all'Occidente, permise lo sviluppo di una editoria popolare, comprese le prime riviste a fumetti. La prima rivista che conteneva vignette e brevi fumetti, a carattere di critica e satira politica e sociale fu “The Japan Punch”, fondato dall'inglese Charles Wirgman nel 1862. L'autore propone una breve storia di queste prime riviste che con il tempo iniziarono ad ospitare regolarmente fumetti, passando dalla satira, ormai sempre meno accettata dal potere governativo, alle storie a fumetti. Fin quando anche i fumetti vennero arruolati a scopo propagandistico e bellico, nascevano così gli “heitai (soldato) manga”. Nel 1934 nasce il primo eroe robotico dei manga, “Tanki Tankuro”, disegnato da Gajo Sakamoto. Viene spiegato quali furono le azioni governative per obbligare tutti i mangaka a disegnare questi fumetti di propaganda militare. Proprio in una di queste riviste di propaganda verrà ospitato il primo robot gigante alla fine del 1943, “Kagaku Senshi” (“Il guerriero della scienza”).
Anche gli anime vennero arruolati nella propaganda militarista, una di queste star animate fu il cane Norakuro.
Molto interessante la cronaca di come il dramma teatrale “Rossum's Universal Robot” di Karel Capek venne rappresentato nel 1924, con il titolo “Jinzo ningen” (“Uomo artificiale”), paragrafo in cui viene anche spiegato influenzò gli autori di allora.
Il terzo capitolo è incentrato sul dopo guerra, come, sulla scia della sconfitta militare e tecnologica, iniziarono a proliferare storie a carattere scientifico ed avventuroso. Ovviamente si analizza lungamente il lavoro di Osamu Tezuka, in primis di “Tetsuwan Atom”, prima nella versione manga, poi in quella animata, con tutte le notizie riguardo all'esportazione negli Stati Uniti, per esempio sul perché venne cambiato il nome della serie animata in “Astroboy”.
L'autore si concentra sugli aspetti anti discriminatori di “Astroboy”, che Tezuka voleva trasmettere ai sui concittadini. Mi permetto di chiosare che il messaggio non mi pare sia giunto a buon fine...
Nel quarto capitolo si analizza il primo anime robotico, “Tetsujin 28”, che negli Usa fu ribattezzato “Gigantor”, si parla anche dell'adattamento statunitense.
Per il quinto capitolo si prendono ad esempio altri personaggi robotici antesignani degli anime gonagaiani: Robot Santohei; Tetsujin 13 gou Hasshin seyo”; “Tetsu no Samson”; “Midori no Mao”; Muteki Gouriki”.

mercoledì 30 novembre 2016

Go Nagai Robot Collection 120 Banta




Banta, cui prodest?
No, non mi sono messo a studiare latino, cercava solo nella saggezza del passato una spiegazione ai misteri del presente  :]
Vabbè, ci sta che venga pubblicato anche Banta, in fondo è un personaggio della serie, però scompare dopo la prima parte delle puntate. Non lo si vede mai e poi mai più...
Basta solo andare su Encirobot e vedere come, mentre per Boss (e soci) e Don (e Pancio) ci sono tra le schede dei personaggi delle pagine a loro dedicate, Banta è stato relegato nella categoria "Altri personaggi (1)".
Banta è un tipico "Altri personaggi", se lo si mette in commercio, non si può omettere Don e Pancio, ma neppure la talpa rosa!  ^_^
L'introspezione sul personaggio di banta non sarà molto approfondita, in quanto anche da bambino l'ho sempre ignorato. Già tolleravo a fatica Boss e Don, ma almeno loro partecipavano attivamente alle battaglie e alla trama della storia, Banta passa per la Betulla Bianca per caso, poi, forse, un giorno la madre decide di trasferirsi a Tokyo, di certo una città più sicura rispetto ad essere i vicini di casa dei Makiba...
Quello che non ho mai capito neppure da bambino era il perchè andasse in giro vestito da messicano, un otaku del paese centroamericano?
Già vedere Mizar vestirsi da mandriano era ridicolo, chissà a scuola come lo sfottevano (ed il bullismo già esisteva nella scuola giapponese...), ma almeno lui aveva la scusante di essere plagiato dal quel genio di suo padre, ma Banta?  O_o
Magari Nagai rimase impressionato dai mondiali di calcio in Messico del 1970, chissà...
Il modellino non è per nulla brutto, carina la posa, buona la colorazione, forse il pezzo è un po' troppo grosso rispetto agli altri, però è giusto ricordare che tra le tante millanterie della Fabbri/Centauria non c'è mai stata quella che i modellini sarebbero stati in scala tra di loro.




"Altri personaggi (1)" dalle solite svariate posizioni.

sabato 26 novembre 2016

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 21 Genocider F9


Penso che Genocider F9 sia uno dei mostri con il mecha design più antiestetico della storia dell'animazione mondiale di tutti i tempi  :]
Però ha il suo fascino  ^_^
L'espressione sembra quella di una supposta conscia che ti farà male  >_<
Ma per il resto il modellino è fedele all'originale, il mio pezzo non presenta errori madornali, è fin quasi bello  ^_^
La puntata ha una certa importanza, in quanto nel 34esimo episodio fa il suo esordio i Jet Scrander, ma oltre a questo avvenimento c'è qualche rivelazione, almeno per me, inoltre ci sono i soliti spunti comici. Tipo la frase di Koji Kabuto quando deve commentare l'ultimazione del Jet Scrander:
"Finalmente Mazinga potrà spaziare nelle vaste immensità del cielo!"   O_o

La rivelazione, invece, riguarda la presenza di una miniera di Japanium proprio sotto l'Istituto di Ricerca Fotoatomica, con tanto di altoforno e azienda siderurgica incorporata!
Ma i fumi della fonderia dove finscono?  O_o
Un'altra ingenuità è vedere la spia del dottor Inferno entrare nella base per sabotare il Jet Scrander, semplicemente spacciandosi per l'assistente di uno scienziato statunitense... o forse è veramente l'assistente dello scienziato missilistico?
Ma l'F9 di Genocider F9, è lo stesso del tasto F9 della tastietra del computer?
Perché sul web ho trovato a cosa serve il tasto F9...
F9: Questo tasto non serve a niente in Windows e nemmeno nei comuni programmi.




Genocider "non serve a niente" dalle solite svariate posizioni. 

Go Nagai Robot Collection 119 Boonest S9


Sinceramente non avevo mai visto prima Boonest S9, fin quando non ho dovuto guardarmi la 86esima puntata di Mazinga Z per stilare questa recensione. Esteticamente fa abbastanza ribrezzo, non saprei se sia più uno yokai oppure uno yurei, ovviamente meccanico, magari un misto.
Boonest S9 è pilotato, o forse sarebbe più corretto scrivere "animato", dal visconte Pigman, che di suo fa già abbastanza ribrezzo...
Il mostro meccanico emette un inquietante rumore, ascoltare per credere... che non saprei se dover addebitare direttamente a Pigman. Forse qualcuno più esperto potrà darmi qualche delucidazione >_<
(Edit del 28/11: un lettore conferma che il suono è emesso da Pigman, non da Boonest S9)
Il modellino non è fatto male, la posa è da semi zombie, è colorato più che accettabilmente, non pende, è integro.
L'unico dubbio è il perchè si sia puntato su questo soggetto, dato che una volta messo faccia a faccia con Mazinga Z viene devastato in pochi secondi  O_o
E' stato scelto forse perchè la puntata offre alcuni spunti assai comici, che non lo vorrebbero essere, per questo lo sono di più.
Tra l'altro l'unica arma del mostro meccanico in questione è un gas viola, in pratica emette puzzette colorate...
Chissà se i giganti de "L'attacco dei giganti" sono stati creati ispirandosi a Boonest S9.



 Boonest S9 dalle solite svariate posizioni.

mercoledì 23 novembre 2016

Cataloghino pieghevole Editrice Giochi - 1976/78



I cataloghini pieghevoli come questo erano solitamente inseriti direttamente nel gioco in scatola che avevi comprato, e ti permettevano di desiderare immediatamente un altro gioco di società, praticamente una droga  :]
Mi pare che occasionalmente il negozio di giocattoli della nostra città, che lavorava quasi in condizioni di monopolio, spacciava qualcuno di questi pieghevoli, non solo della Editrice Giochi, ma anche della Clementoni, tanto per mantenere vivo il livello di pretese di noi bambini.
Giocare ai giochi da tavolo per noi era una consuetudine, e non solo invernale, infatti noi li prediligevamo anche in piena estate, magari dopo una interminabile sfida a pallone, a scopo defaticante  ^_^
Con il gioco in scatola era nostra simpatica consuetudine occupare alcuni punti strategici del cortile, tipo sotto i balconi dei piani rialzati, fatto che leggitimamente non rendeva molto ilari gli abitanti degli appartamenti sovrastanti.
Ricordo ancora un poveraccio che faceva il metronotte al secondo piano, e che il pomeriggio voleva solo cercare di riposare... lo capisco solo oggi  T_T
Ci piazzavamo anche in un paio di stradine pedonali che erano della giusta larghezza per permettere di sederci a terra in 4/6 giocatori, più un numero indefinito di spettatori. Già, perchè oltre ai giocatori attivi, c'erano sovente gli aiutanti, i commentatori, i tifosi ed i semplici spettatori.
Queste stradine erano poste strategicamente all'ombra, altra scelta che non rendeva particolarmente contente le persone che, di nuovo leggitimamente, avevano la pretesa di trovare quelle vie sgombre da vocianti bambini intenti ad attività a loro ignote.
Nelle giornate piovose, ergo specialmente in autunno ed inverno, occupavamo, del tutto abusivamente, i pianerottoli delle scale dei nostri palazzoni popolari. Anche questa usanza non era particolarmente apprezzata, sia da quegli adulti che avevano la incomprensibile, per noi, pretesa di fare le scale senza doverci saltare (usate l'ascensore!!!), sia dagli sfortunati abitanti degli appartamenti limitrofi al pianerottolo che, complice una certa tendenza della tromba delle scale ad amplificare i suoni, si lamentavano del leggerissimo casino da noi operato...
Ma valli a capire sti adulti... se me lo facessoro oggi li scuoierei vivi sti mocciosi...
Accennavo poco sopra che, oltre ai giocatori attivi, intorno alla mappa di gioco stazionavano varie tipologie di bambini.
Gli aiutanti erano quelli che si prestavano, nel caso il gioco lo prevedesse, a fare da banca, oppure dispensavano i carrarmatini del Risko, tanto per fare un esempio concreto.
Tendenzialmente erano esentati dal dover prendere parte alle diatribe, non ho mai capito il gusto che provassero a "quasi giocare"  O_o
I commentatori erano quelli che, più che darti un suggerimento, cosa che a grandi linee era vista assai male da chi stava giocando (e fatti i caxxi tuoi!!!), e che poteva portare a grossi rischi di incolumità fisica, davano giudizi a posteriori sugll'errori che avevi commesso. In pratica erano come quelli che DOPO che ha vinto Trump, ti hanno spiegato perchè ha vinto... mavvaffan....brodo...  >_<
I tifosi si limitavano ad appoggiare il loro migliore amico, in piena modalità obbiettività alla Brunetta, gli davano ragione su tutto... mai sopportati...
Infine c'erano i semplici spettatori. Io, per esempio, mi divertivo un sacco a vedere i miei amici a giocare al gioco del "Giro d'Italia di Big Jim", avrò partecipato un paio di volte, per il resto ho sempre fatto da spettatore.
A dire il vero c'era un'ultima infida categoria, quelli che aspettavano il momento giusto per fregarti qualche pezzo del gioco in scatola... li chiamerei ladri, piccoli ladri, ma sempre ladri erano  :(

Questa era a grandi linee la situazione ambientale e di compagnia in cui operavamo, che si riuniva attorno ai giochi in scatola che i bambini del cortile potevano riunire, ed erano veramente tanti. C'erano i classici intramontabili, come il Risiko, a cui si giocava ininterrottamente tutto l'anno, e poi c'erano i giochi che andavano forte per un certo numero di mesi, e poi venivano rimpiazati da altri, per poi essere riscoperti a distanza di qualche tempo.
Ovviamente ci si ritrovava a giocare anche in casa, in base all'accondiscendeza dei vari genitori, e pure in base a chi era invitato. Alcuni partecipanti erano mediamente ben accetti (io, per fortuna, ero uno di questi), ed i genitori non avevano obiezioni, altri compagni di giochi erano più ostici da far accettare, e, alla fine, avevano ragione i genitori. Il clima delle partite era assai differente tra location in cortile e location in casa, specialmente se era presente qualche parente (mamme, papà, nonne e nonni). In cortile il clima poteva diventare abbastanza infuocato, alcune volte finiva pure a botte... in casa si era più pacati, mediamente, anche perchè meglio rifocillati  :]
Alcuni di questi sono presenti in questo pieghevole, che ho datato 1976/78 in quanto, nonostante nella prima paginetta sia presente l'edizione per il quarantennale del Monopoli (e quindi la datazione sarebbe 1975), tra i giochi presentati c'è "Scommettiamo?", la cui trasmissione a quiz di Mike Bongiorno andò in onda a fine 1976.

Il Corsaro Nero - Editrice Giochi - 1977
Risiko



martedì 22 novembre 2016

"Discutendo con i bambini di Mazinga e di fantasia", di Lella Longoni - "La Repubblica" 26 luglio 1980



Occasionalmente, molto occasionalmente, i giornalisti avevano la magnanima idea di dare la parola ai soggetti dei loro fiumi di parole scritte, cioè noi bambini.
Ed ancora più occasionalmente non usavano le loro testimonianze per strumentalizzarle.
Questo articolo è uno di quei rari casi, non che la giornalista non esprima la propria opinione, per altro assai pacata, ma lo fa all'inizio della pagina riservata alle interviste ai bambini, lasciando, per il resto dell'articolo, le loro parole senza alcuna chiosa da adulta.
A distanza di tanti anni queste interviste ci ricordano quello che noi stessi pensavamo, i nostri gusti e commenti, le diatribe su quale robottone fosse più forte. Ormai siamo adulti, e non ci metteremmo mai a litigare con altri adulti per far primeggiare il nostro robottone preferito... ed in fondo sarebbe uno sforzo inutile, in quanto il Grande Mazinga è il più forte di tutti!  ^_^
A dire il vero un paio di batti e ribatti tra questi bambini e bambine mi ha ricordato i flame sui forum, dove gente di 30/40 anni si scannava per il primato di questo o quel robottone. Magari sono gli stessi dell'intervista  :]
Il target è un po' più basso di quanto fosse la mia età nel 1980, ergo le risposte sono leggermente poco articolate, ma comunque non da ebeti, come ci volevano far passare regolarmente  >_<
L'età degli intervistati è dai sei ai sette anni, comunque i bambini che rispondono alle domande sono parecchi, sia maschi che femmine, in vero parecchie, e qualcuna pare pure parecchio ferrata in materia.
Da notare che la redazione scelse la frase più impressionate, "il  sangue dal naso del Generale Nero" per dare il titolo a questo spezzone di interviste. Il titolo ad effetto lo avevano nel DNA...


Alcuni passaggi sono esilaranti, ma non nel senso di ridicoli, divertenti, spontanei, freschi. La testimonianza che noi ci limitavamo a guardare un cartone animato, che era giaponese solo per puro caso, ne comprendevamo la trama e ci piaceva, mentre in altri casi la serie non ci garbava. A differenza di quello che pensavano giornalisti ed esperti vari non ci sorbivamo tutto senza capacità critiche... beh... tranne per quelli che si bevevano che Mazinga Z e Koji Kabuto meritassero considerazione...
Le prime domande vertono sull'utlizzo della televisione, e su quanto venga guardata, da cui si nota che a soli 6 o 7 anni stavano alzati fino alle 22,30 per guardare i film western, immagino assieme ai genitori.
Poi partono le domande più interessanti  :]


Caro Lorenzo, pur apprezzando il fatto che tu sappia a memoria tutte le armi del Grande Mazinga, devo sinceramente dirti che la tua iniziale affermazione che "Mazinga Z è uguale a Mazinga (il Grande)", è smentita dai fatti. Ti perdono perchè magari ai tempi non avevi ancora visto le ultime puntate del Grande Mazinga, e neppure il film "Mazinga Z contro il Generale Nero"  :]
Moira è l'esempio di quanto lo scontro tra Tetsuya e il Generale Nerò impressionò quelle giovani generazioni, una battaglia epica, che non si era mai vista prima in televisione.
L'unico appunto è che il Generale Nero non proferisce la frase citata da Moira  ^_^

domenica 20 novembre 2016

Corpi e Anime, nudo ed erotismo nell'animazione giapponese




TITOLO: Corpi e Anime, nudo ed erotismo nell'animazione giapponese
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE:   Ultra 
PAGINE: 191
COSTO:  22€
ANNO: 2016
FORMATO: 25 cm x 17 cm
REPERIBILITA': Ancora reperibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867763597


Per fortuna il 2016 è stato nobilitato dal sesto libro della collana “Ultra Shibuya”, iniziavo a temere che le mie critiche avessero sortito un qualche effetto demotivante :]
Valeria Arnaldi, la creatrice della collana, scrive il suo terzo libro della “Ultra Shibuya”, dopo Miyazaki e Lady Oscar l'argomento non è più un personaggio di anime e manga o un autore, ma una tematica più generale, degna di un'opera divulgativa:
il nudo e l'erotismo negli anime e nei manga.
La questione è molto spinosa, in quanto è obbiettivamente uno dei punti deboli dei fan di manga e anime. Difficile poter obbiettare alle critiche altrui, quando si vedono certe serie sbandierate come l'esempio della perversione sessuale di fumetti e cartoni animati giapponesi.
La tematica è veramente vasta, parte dalle semplici allusioni sessuali e/o battute divertenti, per arrivare alla più spiazzante pornografia, ma ci tornerò più sotto.
Il problema che devo affrontare quando leggo un libro della “Ultra Shibuya” è la diffidenza sulla genesi delle fonti informative utilizzate dagli autori/autrici. Infatti, come per gli altri cinque libri, neppure stavolta è presente una ben che minima bibliografia o sitografia, ergo le domande che mi pongo sono sempre le stesse:
Valeria Arnaldi ha visto tutte le serie animate che descrive?
Ha letto i relativi manga?
Dove ha trovato le informazioni che riporta nel libro?

Rispetto agli altri cinque libri non ho trovato parti palesemente copiate dal web, e questo mi fa sperare che questa volta l'autrice si sia seriamente impegnata nella ricerca di fonti e le abbia elaborate con maggiore perizia. Oppure, semplicemente, non ho trovato le fonti web da cui ha attinto.
Capitolo immagini...
Sappiamo che la “Ultra Shibuya” è famigerata per l'uso straboccante di immagini, spesso a caso, che occupano due terzi delle pagine del libro (vedere le singole recensioni di ogni titolo), ma quanto sono invasive questa volta?
Su 191 pagine abbiamo 28 pagine che contengono un'immagine a tutta pagina, e ben 31 con la pagina interamente scritta!
Il neofita di questa collana potrebbe pensare che 31 pagine completamente scritte siano poche, in verità è il record mondiali della “Ultra Shibuya”!!!
Ovviamente questo implica che le restanti 132 contengano almeno una immagine, che può arrivare a occupare la quasi totalità della pagina, relegando lo scritto a pochissime righe.
Comunque è oggettivamente un passo in avanti.
La questione del numero esagerato, fin truffaldino (se pensiamo al costo del libro), di immagini se la deve essere posta anche la casa editrice, in quanto sul loro sito (LINK) è presente questa breve ma esplicativa frase giustificativa:
“Corredato di un ricco apparato iconografico etc etc”

Ricco?
Ricchissimo!!!
Nasce, però, una nuova mia critica da questa frase, se le immagini vogliono essere “un ricco apparato iconografico”, perché (come in tutti gli altri 5 libri) non c'è mai uno straccio di didascalia?
A cosa serve avere delle immagini, che dovrebbero rendere più immediata la comprensione del testo, se non si conosce mai la serie, il nome del personaggio, l'anno dell'anime o del manga?
Ovvio che Lady Oscar la riconosco anch'io, ma le serie più recenti?
E se lo leggesse una persona quasi a digiuno di anime e manga?
Chi accidenti è la ragazza?
E' una di quelle citate nelle due pagine?
Perchè balla?
Quale anime rappresenta?
E' a questo che servono le didascalie...



E qui torno a quello che immagino sia lo scopo prioritario del libro, cioè informare il non fan di anime e manga sul perché i giapponesi non si facciano problemi ad usare scene osé e nudi.
Le informazioni riportate dalla Arnaldi sono tutte ampiamente conosciute da chi segue fumetti ed animazione giapponese,  potrebbero comunque tornare utili a chi ignora l'argomento, oppure ha dei preconcetti e vuole cercare di approfondire il tema.
Purtroppo sfogli il libro è ti ritrovi davanti una sequela infinita di, scusate il francesismo, tette e culi... è veramente imbarazzante... certo, in un libro che tocca il tema dell'erotismo e della nudità è ovvio che ci siano immagini spinte e di nudo, ma dovrebbero essere in qualche modo collegate allo scritte, non buttate lì praticamente tutte a caso...
L'immagine che vedi sarà connessa direttamente a ciò che stai leggendo?
La tipa tutta biotta a piena pagina, è la stessa di cui la Arnaldi ti sta spiegando le erotiche gesta?
Mistero...
In alcuni casi le immagini riportate possono essere collegate allo scritto, ma solo perché la serie è conosciuta, tantissime altre immagini paiono solo voler rendere chiaro quanto maniaci siano i giapponesi (magari cosa pure vera...).
Io temo fortemente che prima o poi questo libro venga sfogliato da un giornalista di “Studio Aperto”, oppure dalle “Iene”, con annesso servizio scandalistico...
Questa mancanza di chiarezza riguarda anche lo scritto, infatti, nonostante la Arnaldi più volte cerchi di spiegare i motivi per cui i giapponesi mostrano scene di nudo o sessualmente spinte in anime a manga, ci sono troppe generalizzazioni.
"La violenza sessuale è spesso presente negli anime e non sono in quelli marcatamente erotici"?! 
E questa sarebbe l'affermazione di chi sta cercando stroncare uno stereotipo?


giovedì 17 novembre 2016

Go Nagai Robot Collection 118 Alecteus


Dopo Galgania abbiamo anche l'altro mostro guerriero della 27esima puntata, Alecteus, che in realtà è l'unico dei due che metterà in difficoltà Tetsuya Tsurugi nell'episodio.
Il modellino parebbe fatto bene, salvo mie clamorose sviste già accadute proprio con Galgania, dove non mi ero accorto della gravissima mancanza del secondo viso sul collo...
Qui, invece, ci sarebbe il dubbio sul viso sinistro del torace, che in base alle immagini teoriche del modellino presenti nel fascicolino-ino-ino, dovrebbe avere gli occhi dipinti di giallo e un accenno di bocca in nero.


Mentre sul pezzo reale della GNRC il viso risulta tutto rosso.


Però nella puntata è anch'esso tutto rosso, ergo, che colore dovrebbe avere questo viso sx?
Secondo me, riproponendo fedelmente ciò che si vede nell'anime, può andar bene completamente rosso, vuol dire che è cannata l'immagine del fascicolino-ino-ino-ino.


Per il resto non ci sono sbavature esagerate, nè difetti palesi, forse la posa non sarà eccessivamente dinamica, comunque è accettabile.
Alecteus dalle solite consuete e svariate posizioni.

mercoledì 16 novembre 2016

"Stacca Incolla, gioca... colora... leggi" n° 4 "L'Uomo Ragno e i Fantastici Quattro" - gennaio 1979



Quarto ed ultimo numero della collana "Stacca Incolla, gioca... colora... leggi" pubblicata nel 1979 dalla "Malipiero Editore", che dopo Mephisto e Tarantula vede l'Uomo Ragno in compagnia dei F4.
Ricordo ancora un mitico numero dei F4 in cui il tessiragnatele venne provato come nuovo membro del gruppo, in quanto Sue Storme aveva qualche paturnia personale, passò a pieni voti l'esame, ma poi declinò l'offerta. Non rammento se perchè preferiva agire in solitaria, oppure perché era dispiaciuto per la donna invisibile. Vado a memoria, non la leggo da quasi 40 anni, magari ricordo male. Mi piacerebbe ritrovare quella storia, ma ad oggi non ci sono mai riuscito   T_T
La digressione di cui sopra solo per dire che ogni tanto capitava che la Marvel facesse lavorare assieme l'Uomo Ragno e i F4, e quindi la storiella presente nella pubblicazione, che vedi i cinque supereroi lavorare assieme, non era una novità alla fine degli anni 70.
Ecco i primi tre numeri:
"Stacca Incolla, gioca... colora... leggi" n° 1 "Lo straordinario Uomo Ragno"
"Stacca Incolla, gioca... colora... leggi" n° 2 "L'Uomo Ragno contro il bandito Tarantula"
"Stacca Incolla, gioca... colora... leggi" n° 3 "L'Uomo Ragno e il diabolico Mephisto"



martedì 15 novembre 2016

"Il gioco del west (a 3 dimensioni)" - Editrice Giochi (1974)



Questo era il mio gioco in scatola preferito, a parimerito con "Il gioco dello scudetto", guarda caso del medesimo anno.
Non ricordo bene l'anno in cui ne venni in possesso, ma non era di certo il 1974, ero troppo piccolo, direi dal '77 al '79, approssimativamente. Quando, crescendo, arrivò il fatidico momento in cui ci si sbarazza dei giochi da bambino, faticai a disfarmi de "Il gioco del west", perché vi ero molto affezionato, tenni duro su altri giochi di società, ma tradì lo sceriffo   T_T
Finalmente, dopo eoni di senso di colpa, sono riuscito a recuperare una confezione completa e assolutamete integra, ad un prezzo non da trapianto di rene (20€!), come capita di vedere su Ebay...
I mercatini dell'usato sono ancora una manna per i collezionisti di qualsiasi cosa  :]
L'unica delusione è stata l'aver appreso che la Editrice Giochi non inventò "Il gioco del west", ma si limitò ad un restyling all'italiana, perchè è un gioco di società statunitense, il cui nome originale è "The fastest gun"  della "Denys Fisher Toys", pubblicato nel 1973.
Spesso l'ignoranza permette di mantenere vive quelle che sono solo delle illusioni.
Rispetto alla versione statunitense la Editrice Giochi rese il gioco maggiormente infantile, spostando l'attenzione dal duello fra cowboys (vedi il titolo in inglese) alla modalità monopoli, inserendo dei disegni con personaggi più buffi, che ho sempre trovato divertentissimi.
Queste mie considerazioni sono basate sull'osservazione delle immagini del link sopra  ;)
L'accenno al "3D" del gioco è dato dalle due costruzioni in cartoncino ai fianchi dei duellanti, ai tempi le 3 dimensioni si ottenevano con poco.
Chissà se qualcuno riconosce la base audio  ^_^


     

Comunque il punto forte del gioco sono i duelli, che si risolvono come da video sopra.
Mi rendo conto che oggi possa sembrare una cosa da poco, ma vedere il tuo pistoleros atterrato, magari causandoti l'eliminazione, era un vero tutffo al cuore  T_T
In primis il regolamento, scritto bene, senza possibilità di interpretazioni strane, che per dei bambini è la cosa più importante  ;)
A dispetto delle immagini buffe, la sopravvivenza era la prima regola, infatti i casi in cui si poteva essere eliminati dal gioco erano molteplici, dalla mancanza di denaro e/o beni, al morte cruenta in duello. Quest'ultima possibilità accadeva quando non si poteva assoldare un pistoleros causa scarsità di fondi, ergo si era obbligati a schierare il proprio segnalino sulla plancia, e se si moriva, si veniva eliminati.
L'insegnamento era che chi ha i soldi manda a morire il prossimo e sopravvive, mentre chi non li ha...

lunedì 14 novembre 2016

A piedi sporchi in Giappone, vista matematicamente scorretta del paese del Sol Levante



TITOLO: A piedi sporchi in Giappone, vista matematicamente scorretta del paese del Sol Levante
AUTORE:  Stefano Maria Iacus
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 142
COSTO: 15 €
ANNO: 2015
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': sul sito della casa editrice
CODICE ISBN: 9788898002818


L'autore si è recato per vari periodi in Giappone per lavoro, in questo libro riporta le sue impressioni e riflessioni sul paese del Sol Levante e sui suoi abitanti, oltre a tantissimi aneddoti. Il tono è sempre spiritoso, tranne per gli ultimi capitoli in cui racconta del triplice disastro del marzo 2011, terremoto, tsunami e incidente nucleare.
Non che fosse obbligatorio, però avrei preferito capire meglio per quanto si sia trattenuto in totale, e in che periodi, cosa che non è specificata, tanto per capire il livello di conoscenza del Giappone.
Ho recensito libri di persone che sono state in Giappone poche settimane o mesi, non mi pare proprio sia questo il caso dell'autore, che vi ha vissuto anche con la famiglia, ma dal mio punto di vista di lettore avrei preferito conoscere l'arco temporale in cui si sviluppa il libro.
Devo dire che all'inizio ho storto un po' il naso, in alcuni casi le opinioni dell'autore mi sono parse un po' troppo opinabili, e le informazioni non proprio delle primizie, però con lo scorrere delle pagine le cose sono migliorate, e la lettura è diventata più interessante. Nel totale il libro è piacevole, forse un po' caotico, confusionario, ma è la pecca di questo tipo di scritti, che mancano di un preciso tema portante. In teoria per ogni capitolo il tema ci sarebbe, ma poi le divagazioni non mancano, ed alcuni argomenti vengono tirati in ballo e lasciati un po' in sospeso.
Magari sono io a non aver capito alcune parti ;)
Comunque l'umorismo non manca, ho trovato molto divertenti i racconti che coinvolgono moglie e figli.
A mio avviso è preferibile leggere il libro se si è già letto qualche altro titolo sul Giappone, tanto per avere dei riscontri.
La prima parte del libro di 22 capitolini è quella più leggera, in cui l'autore cerca di spiegarci il suo Giappone, non per nulla si intitola “Cambiare il sistema di riferimento”.
La seconda parte di 5 capitolini è quella sul disastro dell'11 marzo 2011, una bella testimonianza diretta dei giorni successivi al cataclisma vissuto dai giapponesi.
La terza di 2 capitolini è “grammaticale” (vedi scan indice).
E' sinceramente difficile in poche parole descrive l'argomento portante di ogni capitolino, proprio per i motivi che spiegavo sopra, e i titoli dei capitoli non aiuteranno molto in questo senso. Bisogna leggerlo senza cercare di trovare una precisa chiave di lettura, farsi trasportare dal diario di Stefano Maria Iacus, altrimenti si rischia di prenderlo per il verso sbagliato  :]
Chiaramente non è un "saggio" sul Giappone, e non è un libro “anti-nipponico”, ci sono sicuramente più apprezzamenti verso la società giapponese che critiche, ma non arriva a diventare una stucchevole agiografia dei giapponesi e della nazione nipponica.



sabato 12 novembre 2016

Go Nagai Robot Collection 117 Zume Zume



Con Zume Zume si conclude la tripletta di GNRC di questa settimana  >_<
"Ziun", essendo un mostro del ghiaccio, ha portato con se un notevole abbassamento delle temperature, ma perchè la chiamo "Ziùn"?
Perchè è il nome che usano Gandal e Zuril, "Ziùn"... Ziùn... non sarà mica uno degli zii di Lone Wolf?  O_o  (battuta comprensibile solo se si leggono i commenti passati della GNRC)
Il modellino non pare malaccio, anche perché è praticamente tutto grigio... se sbavi il grigio sul grigio si nota poco :]
La posa è un po' da combattimento, nel totale un pezzo accettabile, anche se il protagonista cattivo della puntata non è Zume Zume, ma la scienziata Shira.


Eccola la giovane Shira, la cui storia è simile a quelle di altre aliene cattive obbligate in qualche modo a combattere contro la propria volonta. Benché, in questo caso, il suo personaggio mi è parso più una condanna verso quegli scienziati che accettano che le proprie invenzioni vengano usate per la guerra. Sulla puntata torno dopo le immagini di Zume Zume.


 Ziun dalle solite svariate posizioni.

giovedì 10 novembre 2016

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 20 Jeeg con missili perforanti



Ormai inaspettatamente è giunto in edicola il ventesimo speciale della GNRC, cioè la quarta versione di Jeeg, questa volta armato di missili perforanti. Ci manca quello col bazooka spaziale, gli idrocomponenti e gli astrocomponenti, sperando ci venga rispiarmiato quello con missili "super" perforanti  >_<

Go Nagai Robot Collection 01 Jeeg
Go Nagai Robot Collection - Uscita speciale 4 Jeeg con Scudi Rotanti
Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 7 Jeeg + Antares

Ovvio che un Jeeg attiri di più i boccaloni... ehm... volevo scrivere i collezionisti, piuttosto che un Mechadon, però io avrei preferito le due versioni di quest'ultimo, che ad oggi pare non esistano.
Spero solo che i due Mechadon non li facciano uscire con la Anime Robot, perchè comunque io non li comprerei MAI, Fabbri/Centauria avvisata...
Com'è il modellino?
La posa ci può anche stare, peccato che, come al solito, le righine nere sul busto siano tracciate alla delirium tremens, oltre al fatto che il busto è tutto storto  -_-


Comunque a me è andata di lusso, in quanto i miei adorati edicolanti mi hanno tenuto da parte l'esemplare intatto, perchè l'altro era conciato così  T_T


Certo, alla Fabbri/Centauria potrebbe affermare che in realtà è una limited edition in cui Jeeg spara il missile perforante destro... ma sarebbero credibili quanto le scuse per i ritardi dovute  "all'imprevedibile fino a pochi giorni fa" fallimento del vettore internazionale di trasporto! 
Alla fine del post c'è un altro avviso ai naviganti riguardo il cambio di uscite speciali  ;)
Ora torno al modellino, dalle solite svariate e ripetute angolazioni  :]