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mercoledì 13 dicembre 2017

Cyberbullismo nel mondo. Italia-Giappone



TITOLO: Cyberbullismo nel mondo. Italia-Giappone
AUTORE: Marco Giordano
CASA EDITRICE:  Ibiskos Editrice Risolo
PAGINE: 241
COSTO: 15 €
ANNO: 2017
FORMATO: 20 cm x 12 cm 
REPERIBILITA': sul web
CODICE ISBN: 9788854614321


Non si trovano molti titoli che trattano del bullismo in Giappone, quelli esistenti sono prevalentemente saggi di sociologia in cui è trattato anche il bullismo. Oppure sono saggi sul fenomeno hikikomori, che sovente inizia proprio dopo aver subito atti di bullismo a scuola.
Tra l'altro il libro è anche di quest'anno, quindi non una pubblicazione persa nel tempo.
Prima di acquistarlo non ho potuto sfogliare il libro, essendo un acquisto on line, ergo mi sono basato solo sul titolo, in cui è ben evidenziato un bel “Italia-Giappone”. E' vero che il titolo principale riguarda il cyberbullismo nel mondo, ma quel “Italia-Giappone” mi aveva fatto sperare in un cospicuo focus nipponico. Purtroppo il paragrafo inerente il paese del Sol Levante è nel quarto ed ultimo capitolo, inizia a pagina 163 e termina a pagina 191, quindi è costituito da meno di 30 pagine. Mi aspettavo una trattazione più corposa.
La tematica trattata è quella del bullismo e cyberbullismo scolastico, dalle elementari all'università.
Ma le 28 pagine hanno giustificato il mio acquisto?
Si e no.
Ci sono informazioni interessanti, e considerazioni che non avevo letto in altri scritti, come le differenze tra bullismo nipponico ed occidentale. Dove quello occidentale è più un bullismo fisico e messo in opera più spesso da singoli, mentre quello giapponese è più psicologico ed attuato dal gruppo. Considerando che nella società giapponese il gruppo ha una rilevanza unica al mondo, essere ostracizzati o esclusi dal gruppo, causa un danno emotivo maggiore rispetto ad altre nazioni.
Interessante anche la considerazione di alcuni studiosi secondo cui il bullismo in Giappone verrebbe involontariamente enfatizzato in quanto nella società giapponese è poco presente la piaga della delinquenza giovanile o della droga. Quindi una problematica come il bullismo tende a risaltare, mentre nelle nazioni occidentali ci si focalizza su problemi che paiono più gravi.
Agghiacciante la questione inerente la sottovalutazione del bullismo da parte degli istituti scolastici e dei docenti. I primi temono che, denunciando i bulli, la fama dell'istituito venga danneggiata, e bisogna ricordare che maggiore è la fama di una scuola, più numerosi sono gli iscritti (LINK)
Gli insegnanti, invece, temono che venga data a loro la colpa degli atti di bullismo, per il mancato controllo della classe, rovinando il proprio curriculum professionale.
Il lato negativo dello scritto riguarda, oltre alle poche pagine inerenti il Giappone, un certo caos dovuto ai numerosi dati e percentuali di indagini sul bullismo. Alla fine non si riesce bene a capire cosa dimostrino tutte queste ricerche e dati presentati, tra l'altro da numerose e differenti fonti e di studiosi di varie nazioni.
Mi ha sorpreso molto che non sia mai stato citato il fenomeno hikikomori, che è fortemente legato al bullismo. Si accenna ai suicidi causati dal bullismo, ma non sono mai menzionati gli hikikomori...
Nella biografia dell'autore non c'è nulla riguardante studi sul Giappone o il bullismo, poi magari sono decenni che si interessa a queste tematiche.
Sono presenti numerosi refusi. Alcuni concetti sono ripetuti più volte (nell'arco di tutto lo scritto), anche se con formulazioni differenti. Infine le tabelle sono in gran parte poco fruibili, visto che risultano troppo piccole.
Concludo precisando che il saggio l'ho letto tutto, ma la recensione l'ho focalizzata sul versante nipponico, che è quello che prediligo sul blog, i difetti che ho notato sono presenti in tutto lo scritto, non solo sul paragrafo giapponese.

L'indice.

lunedì 11 dicembre 2017

TV Sorrisi e Canzoni N° 23 dal 20 al 26 luglio 1986 - "Holly e Benji due fuoriclasse", di Daniele Soragni



Di norma non posto articoli di questa annata, sono appena oltre il periodo di mio interesse, ma ci sono delle eccezioni, e l'articolo di lancio di "Holly e Benji",  trasmesso da "Italia 1", merita veramente. In primis perché comunque la serie è per molti giovincelli un caposaldo dell'animazione giapponese in Italia, ma anche grazie alle piccole perle ivi contenute  :]
Ci sarebbe una terza motivazione, del tutto personale: dato che sto recensendo "Arrivano i Superboys", e le puntate 15 e 16 sono postate proprio prima di questo post, ci tenevo a far risaltare la superiorità, oltre che la primogenitura, dell'anime calcistico con Shingo Tamai come protagonista.
Da Wikipedia risulta che la prima puntata di "Holly e Benji" venne trasmessa sabato 19 luglio 1986, questo articolo è contenuto nel numero successivo, quello della settimana dal 20 al 26 lugli, ergo lunedì 21 luglio vennero trasmessi gli episodi 2 ("Le due scuole rivali") e 3 ("La nuova squadra"). Infatti, tranne sabato 19 luglio, per tutta la successiva settimana furono messi in palinsesto due episodi al giorno. Dato che si era in piena estate, forse la Finivest voleva cercare di attirare l'attenzione dei giovani telespettatori in vacanza.



Nel 1986 io ero già un po' grandicello, quindi non ho mai seguito questa serie, la conosco per sommi capi, prevalentemente per averne letto in seguito. Questo anime non mi ha mai attirato, probabilmente perché chi cresce con Shingo Tamai e soci non può bersi le ridicole evoluzioni calcistiche di quattro bimbimikia giapponesi... Fatico anche a riconoscere i personaggi principali, però mi pare che nelle due prime pagine ci sia solo Benji. Secondo la didascalia quello in piedi sulla destra sarebbe Holly, ma a me non pare proprio, magari sbaglio.
Non commento il fatto che il ragazzino inginocchiato abbia gli occhiali durante una partita, manco fosse Davids... nei Superboys gli si sarebbero frantumati solo avvicinandosi ad un tiro di Misugi (che polverizzava i guanti ai portieri...).
Un po' mi ha ferito rendermi conto che nella redazione di TV Sorrisi e Canzoni nessuno si ricordasse di "Arrivano i Superboys", visto che non solo non viene mai citato, ma il sottotitolo recita "Dal Giappone un cartone animato sul calcio", un po' come se fosse il primo anime sul calcio arrivato in Italia (invece è il secondo!!!).



Daniele Soragni parte abbastanza cauto.
Tralasciando che "Tora, tora, tora" non era un grido di attacco dei giapponesi, come, invece, poteva essere "Banzai", ma il nome in codice per il buon esito dell'attacco a Pearl Harbor, per il resto delle righe del primo trafiletto non eccede in luoghi comuni.
Vabbè, cita solo l'automobilismo e la pallavolo come serie sportive prodotte dai giapponesi prima di Holly e Benji, dimenticandosi il baseball, il pugilato, il wrestling, il tennis, il basket e lo judo.
Ah! Dimenticavo, anche il calcio, visto che ben sei anni prima di "Holly e Benji" venne trasmesso l'anime calcistico "Arrivano i Superboys"  ^_^
Sono, però, le due successive pagine a regalarci le perle migliori.

domenica 10 dicembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 15 e 16



Le puntate 15 e 16 sono un po' interlocutorie, speravo che apparissero nuovi avversari con nuovi improbabili tiri, oppure ci fosse qualche partita ufficiale, invece sono mostrati solo allenamenti. D'altronde in queste serie di anime sportivi (spokon) gli allenamenti sono parte integrante della storia, il segmento narrativo fondamentale. L'allenamento implica sacrificio e perfezionamento, senza i quali lo sportivo degli spokon (ma anche quello reale) non potrà mai diventare un campione, che tu sia un pugile, una pallavolista, un lanciatore di baseball oppure un calciatore, se non sputi sangue durante gli allenamenti non otterrai mai nulla.
E da questo versante le due puntate regalano qualche lodevole perla animata  :]
Rimane sempre l'imperante pressapochismo del doppiaggio italico, purtroppo ci sono intere scene che comprendi bene siano state adattate e doppiate a caso, intuisci più o meno cosa si stia raccontando, ma non si ha alcuna certezza. Posso immaginare i genitori che nel 1980 seguirono un minimo a fianco dei figli la serie, quanto rimasero perplessi...



La voce narrante, all'inizio della 15esima puntata, illustra una introduzione che fa a pugni con le immagini, che riassumo come è terminata la precedente puntata. L'idea giapponese di fare un riassuntino era ottima, mica potevamo seguire tutte le puntate, peccato che gli adattatori italici si sarebbero dovuti prendere degli appunti, non sia mai!
Le immagini raccontano di come sia terminato l'incontro tra Shinsei ed Asakase, mentre la voce narrante (di Matsuki) vaneggia di allenamenti vari...
Tanto per rimanere in tema seguono dei dialoghi assolutamente a caso tra Ryoko e Kaori... le due ragazze, lo ricordo, sarebbero le sguattere... ehm... le team manager della squadra.



Ritroviamo Shingo seduto a terra mentre si legge la pagina sportiva, l'articolo parla di Misugi e dell'Asakase. Ovviamente dal pensiero di Shingo non si capisce una mazza dell'articolo, però qualcosa aveva accennato Kaori nelle sue farneticazioni di cui sopra.
Considerando l'importanza che la carta stampata ha in Giappone, e quindi doveva averne ancor di più nel 1970, non trovo per nulla strano che in una qualche edizione locale si riporti l'andamento del "Torneo sportivo nazionale del Giappone" (dalla traduzione di "Hakata in Giappone" nella precedente rece).

sabato 9 dicembre 2017

Manga Academica vol. 10, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese



TITOLO: Manga Academica vol. 10, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 301
COSTO: 14,50€
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm

REPERIBILITA': sito della casa editrice
CODICE ISBN: 9788896133323


Purtroppo, non essendomi recato a Lucca quest'anno, ed essendo stato tradito da ibs, che non ha reperito l'ordine facendomi perdere circa un mese, recensisco solo oggi il decimo Manga Academica. Un numero veramente decennale, di ben 300 pagine, con i contributi di 16 esperti del settore, quasi tutti autori di saggi recensiti qui sul blog.
L'unica pecca del libro è, a mio avviso, che, nonostante il numero di pagine più corposo di tutta la collana, 16 contributi hanno comportato che alcuni di questi sono eccessivamente corti. 
Forse sarebbe stato meno dispersivo avere un numero minore di partecipanti, con un maggior numero di pagine per contributo. Ma sono conscio che sto facendo forse una critica eccessiva :]

Prima di illustrare brevemente ogni contributo, mi corre l'obbligo di replicare, come ogni anno, i miei complimenti alla casa editrice che persevera, l'unica rimasta, a pubblicare con regolarità studi su anime e manga. Tutte le altre case editrici si sono perse per strada...



Dieci anni di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
Gianluca Di Fratta analizza la produzione saggistica su anime e manga degli ultimi 20 anni, cercando di spiegare pregi e difetti di queste pubblicazioni. A grandi linee dire, sperando che l'autore non si offenda, più o meno quello che faccio qui sul blog, ma scritto in maniera molto più erudita, e guardando all'insieme degli scritti. Aggiungerei che concordo grandemente con le considerazioni di Di Fratta, sarei solo stato un po' più fustigatore dei libri o collane scarse, ma probabilmente questo non era l'intento del contributo. Ho anche scoperto un paio di titoli che cercherò di recuperare immantinente.

Dietro la maschera. Significati politici, religiosi e sociali in L’Uomo Tigre il campione
Fabio Bartoli analizza i significati politici, religiosi e sociali nella serie tv de "L'Uomo Tigre". Io la serie la vidi ai tempi poi non più, quindi ricordo solo in parte le puntate e gli accadimenti a cui fa riferimento l'autore, ma l'analisi è molto puntuale e precisa, dando uno spaccato realistico della società giapponese del post dopoguerra, che da bambini non potevamo certo notare.

Dall’autore al database. Per una svolta negli approcci italiani ai media pop giapponesi
Una delle tematiche cardine del contributo di Luca Paolo Bruno riguarda le “light novel” e le visual novel”, che mi sono totalmente ignote, ergo ho compreso il senso dello scritto, ma pur non comprendendo i particolari riportati. Quindi, se non ho cannato, i nuovi personaggi pop virtuali nipponici nascono attingendo ad un database di informazioni inerenti l'immaginario giapponese. Senza conoscere l'esistenza di questo database non ufficiale, e da cosa è formato, è arduo analizzare un prodotto o un personaggio virtuale nipponico.

Un salto nel tempo. O, come Hosoda divenne Hosoda. Intervista ragionata a YūichirōSaitō
Di sole sette pagine questo intervento di Francesco Filippi.

Tradizionalismo e nichilismo negli avversari dei super robot
Molto interessante l'analisi dei “cattivi” negli anime robotici dal 1972 al 1980 portata avanti da Jacopo Nacci. Per qualche strano motivo i cattivi degli anime sono scarsamente analizzati in saggistica, tranne qualche famosa eccezione. Purtroppo l'argomento avrebbe meritato più pagine, però lo avrei apprezzato maggiormente se fosse stato scritto in maniera più abbordabile... ok che i concetti complessi non saranno facili da spiegare, però non è che bisogna avere per forza tre lauree per leggere un approfondimento sui cartoni animati giapponesi :]

martedì 5 dicembre 2017

"Captain Harlock" - Album figurine Panini 1979



Questo album Panini di Capitan, anzi, Captain Harlock è veramente corposo, ben 400 figurine in 48 pagine, in cui ci vengono mostrate le prime 12 puntate consecutive della serie tv. I titoli originali italici delle puntate sono inalterati, tranne che per il dodicesimo episodio, che da "Madre, in tua memoria", diventa "Nel cratere del vulcano", ma è la medesima puntata.
Questo album di figurine Panini l'ho recuperato da adulto, quando ancora i prezzi non erano lievitati a livelli da bitcoin... ma averlo avuto da bambini doveva aver dato una soddisfazione unica, e specialmente costosa, visto che per completarlo servivano 400 figurine.
Mi chiedo come mai si scelse di scrivere "Captain" invece che "Capitan", in fondo l'album fu pubblicato nel settembre 1979, considerando che la serie tv esordi nell'aprile 1979, non era più una primizia assoluta. Inoltre in ultima pagina sono presenti le pubblicità di altre pubblicazioni editoriali su Harlock, ed in tutte c'è sempre scritto "Capitan". Misteri editoriali...
Faccio notare che nell'ultima pagina con queste pubblicità, campeggia un poco attinente titolo "Capitan Harlock il corsaro dello spazio. Sono in vendita!"...
"Sono in vendita"?!  O_O
Ma se Harlock è, assieme alla sua ciurma, uno dei pochi terrestri non rincoglionit... ehm... resi apatici dalle onde ipnotiche trasmesse assieme alle frequenze televisive!
Capitan Harlock è proprio l'unico non in vendita, non è un senatore De Gregorio qualsiasi!   T_T




Come al solito la Panini presentava l'album con una breve introduzione scritta, asciutta e corretta, a dimostrazione che qualcuno la serie l'aveva un minimo seguita.
Bello il tratto raffigurante Harlock al timone dell'Alkadia a fianco dello scritto, la medesima mano si occuperà delle tante piccole illustrazioni presenti all'interno dell'album.



Ad ogni puntata presente nell'album vengono assegnate un minimo di tre pagine, mediamente sono quattro, ma l'episodio "Una donna che brucia come carta" è composta da ben cinque pagine e 44 figurine.
Per il resto lascio spazio alle immagini  ;)

lunedì 4 dicembre 2017

Si, sono una Gothic Lolita



TITOLO: Si, sono una Gothic Lolita
AUTORE: Nicole Zuppardi
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 105
COSTO: 15 €
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': sul web   
CODICE ISBN: 9788891132574


No, non sono una gothic lolita...
Sia chiaro, non sto facendo outing   ^_^
Semplicemente, come si può vedere dai libri che recensisco in questo blog, raccolgo tutte le letture che siano inerenti il Giappone, ed è indubbio che la moda/stile di vita delle gothic lolite sia totalmente giapponese.
Avverto subito che questo non è un saggio, è una via di mezzo tra un manuale ed uno sfogo personale dell'autrice.
Dal versante del manuale si possono leggere numerosi consigli, che vanno dai siti per gli acquisti online dei capi di abbigliamento, fino ai consigli di sartoria, passando da quelli culinari su come preparare un “tea party” per le colleghe gothic lolita.
Sul versante dello sfogo personale non mi pronuncio, in quanto non conosco le vicende interne alla comunity delle gothic lolite, oltre al fatto che essendo un libro del 2014, ormai i fatti devono essere, per quanto solo accennati, dimenticati. Comunque, anche da altre letture, ho intuito che tra le gothic lolite italiche non ci sia molta collaborazione, ma, appunto, sono questioni a me sconosciute.
Mentre, per quanto possa valere, esprimo tutta la mia solidarietà all'autrice, che è stata vittima di aggressioni verbali quando girava vestita da gothic lolita a Roma.
L'unico appunto che mi sento di fare al libro riguarda il prezzo. Capisco che sia una auto produzione, ma 15 euro sono eccessivamente eccessivi, lo si legge in 30 minuti, se lo trovate scontato e siete aspiranti GL, l'acquisto del titolo può avere un senso.



giovedì 30 novembre 2017

Il fantastico mondo Tatsunoko



TITOLO: Il fantastico mondo Tatsunoko
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: J-Pop
PAGINE: 212
COSTO: 29 €
ANNO: 2017
FORMATO: 26 cm x 20 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano   
CODICE ISBN: 9788868839765

Mi pare superfluo fare un elenco delle serie made in Tatsunoko che ho adorato da bambino e che continuo ad adorare da adulto, un po' perché sono moltissime, un po' perché saranno comuni a quasi tutti quelli che hanno vissuto l'invasione degli anime dal 1978 ai primi anni 80. Quindi questo artbook-minisaggio sulla casa di produzione dei tre fratelli Yoshida è di certo una buona pubblicazione, specialmente in viste dei regali natalizi. Lo definisco un artbook-mini saggio perché le immagini la fanno da padrone, belle immagini, mentre la parte di analisi è abbastanza limitata. Sinceramente mi sarei aspettato qualche pagina in più di approfondimento, a dire il vero me ne aspettavo molte di più, vista la storia della Tatsunoko. Probabilmente aver scelto di pubblicare un libro con contributi di più autori, forse troppi e non tutti con qualcosa da dire sulla casa di produzione giapponese, ha impedito di svolgere una analisi ben strutturata ed esauriente. La J-Pop si è un po' accontentata di fare un cadeau ai fan, puntando tutto sulle immagini e poco sullo scritto. Non ho ben capito la scelta di inserire dei contributi inerenti ricordi personali sulla Tatsunoko di alcuni personaggi più o meno noti a noi appassionati. Mi rendo conto che farò la solita figura dell'antipatico, ma non sono rimasto molto colpito dai contributi mnemonici di Francesca Scotti, Giorgia Vecchini, Mauro Visinoni, Matteo Ostolani, Werther Dell'Edera, Emanuele Ercolani, Fabrizio Modina, Giacomo Moro. Perché non mettere anche i ricordi di un idraulico, di un impiegato del catasto, di qualche operaio o di un funzionario di pubblica sicurezza?
Il capitolo sulle "Time Bokan" è ad opera di Fabio Erba, che di certo avrebbe avuto molto più da dire rispetto a delle brevissime sinossi. 
Lo scrivo con tutto il rispetto possibile, ma la scelta di inserire queste testimonianze personali poteva andare bene se accompagnata da una esauriente analisi sulla Tatsunoko, non in sua sostituzione.
A mio avviso si sarebbe dovuto lasciare più spazio al capitolo introduttivo “Storia di una famiglia che non dorme mai”, che resta il più interessante del libro, seppur assai breve (solo 13 pagine). Oppure si poteva rendere più corposa la parte scritta inerente ogni serie, che nel formato presente nel libro si limita ad una scheda più una breve sinossi, esageratamente breve (tranne due o tre anime).
Considerando le ben 212 pagine del libro, mi è parsa una piccola occasione persa per raccontarci il più possibile sulla Tatsunoko, probabilmente bisogna prendere questo libro come un omaggio ad immagini sulla casa di produzione nipponica del cavalluccio marino.
Approssimativamente la parte scritta ammonterà ad una quarantina di pagina, stando larghi, e mettendo assieme tutti i trafiletti delle schede, da considerare che, anche dove c'è una parte scritta più ampia, sono presenti sempre molte immagini.
Dall'indice ognuno/a si potrà fare una idea del contenuto del libro.



Come si può vedere le schede sulle singole serie sono un pelino all'osso.

lunedì 27 novembre 2017

"Shin Godzilla" (2017) - Focus sulle tematiche secondarie



Il film sarei voluto tanto andarlo a vedere al cinema, ma questi che organizzano le serate infrasettimanali in una unica proiezione, non hanno ben capito che c'è gente che fa i turni... esistiamo anche noi... grazie della comprensione   >_<
Ergo ho dovuto aspettare l'uscita del DVD, e mi son pentito ancor di più di non averlo visto al cinema.
A dire il vero era un po' dubbioso su questo "Shin Godzilla". Dopo che alcuni anni fa (ormai tanti anni fa) vidi il film di Kyashan, ho sempre il terrore che mi aspettino otto ore di seghe mentali giapponesi all'ennesima potenza con 2 minuti di azione...  ed invece, pur non mancando le seghe mentali nipponiche, l'azione non manca, e pure le loro menate psicologiche hanno comunque un senso.
Il film di Hideaki Anno è un ottimo mix di rispetto del Godzilla originale di Ishiro Honda, incarnato dal suo vocione godzillesco e dalla presenza dei brani principali della colonna sonora di Akira Ifukube, e di modernizzazione, con una spruzzata di Evangelion, specialmente musicale  :]
Se negli anni 50, per spiegare l'apparizione di un lucertolone radioattivo, bastava la cattiva energia atomica statunitense, mentre l'energia atomica nipponica era buona e pacifica, negli anni 2010 bisognava inventarsi qualcosa di più elaborato, accompagnato da delle reazioni verosimili.
Quello che resta convincente, in un film di "mostri" (kaiju), è tutto quello che ruota attorno a Godzilla, in particolare la reazione dei politici e della burocrazia, su cui Anno si dilunga moltissimo, forse in alcuni punti un po' troppo, specialmente per un occidentale.
Anno utilizza degli onnipresenti cartelli sia per indicare il nome ed il ruolo di chi sta parlando, come i biglietti da visita usati dai giapponesi per rendere subito chiara la propria posizione nel gruppo/società, che per identificare i luoghi e in quale contesto si svolgono le riunioni e le discussioni. Il tutto rende il film molto "ufficiale", le scene sono da documentario, da inchiesta giornalistica, sono coinvolti i burocrati e i ministeri, mica Mazinga e Goldrake! 
Questa recensione non sarà sul film nella sua totalità, che è già stato recensito ampiamente e meglio di quanto potrei mai fare io, ma sulle tematiche secondarie o apparentemente secondarie:
l'importanza ed i limiti della burocrazia; il rapporto tra burocrati e politici; una spruzzata di antiamericanismo; un accenno di nazionalismo.
Metto un paio di trailers tanto per introdurre i fatti  ;)


        


         

L'andatura, il barcollare e la potenza di Shin Godzilla sono le stesse del Godzilla di Honda, e con la musica di Ifukube, mi pare di essere tornato nell'oratorio in cui vidi il primo film di Godzilla e di tutti i mostri giapponesi   ^_^

domenica 26 novembre 2017

"Supergoldrake colpisce ancora" - Panorama 20 ottobre 1980



Sappiamo tutti che passando gli anni o i decenni si tende a riabilitare un po' tutto. Film, attori, libri e cartoni considerati trash o di scarsissima qualità, assurgono a miti di intere generazioni, però passando gli anni... non i mesi...  >_<
Questo articolo è un bel esempio delle carenze mnemoniche di giornalisti ed "esperti" italici, infatti non erano passati neppure sei mesi dall'orgia polemica che investì gli anime grazie alla petizione dei 600 genitori di Imola, che ti ritrovi a leggere la riabilitazione di Goldrake, ma solo come paragone positivo rispetto agli altri pessimi fanta-robot.
Un vero peccato che non ci sia dato di conoscere l'autore/autrice di questa piccola perla giornalistica, che, nonostante dovrebbe essere un articolo positivo su Goldrake, riesce sia ad essere parecchio erronea nei contenuti, sia a spalar la solita pupù mediatica sugli altri anime.
Il perché poi venne messa l'immagine del giocattolo (ora vintage) di Ganira, mostro di Waldaster, è un mistero.





"Cacciato 10 mesi fa dalle reti Rai, l'eroe galattico torna in tv."
Ma dove, quando, chi, perché, cacciò Goldrake dalle reti Rai?!?!
Chi?!?!
Ma cosa si fumava il/la giornalista?
La serie di "Atlas Ufo Robot" era terminata regolarmente il 6 gennaio 1980 con un successo travolgente, i bambini erano disperati, ma solo perché il loro eroe aveva terminato le sue avventure in tv, se la Rai avesse potuto ne avrebbe mandate in onda altre 300 puntate, visti tutti i soldi che ci faceva la Sacis.
Qui ci troviamo di fronte ad un articolo. che vorrebbe essere pure pro Goldrake, con delle informazioni inventare di sana pianta:
"Ma a fermarlo, dieci mesi fa, furono le proteste di genitori e insegnanti che consideravano troppo violenti i suoi scontri con gli invasori giunti dal pianeta Vega: così Goldrake, il robot idolatrato dai bambini, aveva dovuto sloggiare dagli schermi televisivi della Rai, tra i sospiri di sollievo e reciproche congratulazioni di chi pensava di averlo definitivamente sconfitto.".

Le cose scritte sono così assurde, che mi sorge il dubbio che il/la giornalista prese una doppia cantonata, e che il robottone a cui ci si riferisce potesse essere, invece ed incredibilmente, l'unico che la Rai non trasmise completamente, cioè Mazinga Z!!!
L'errore sarebbe doppiamente grave, ma almeno lo scritto acquisterebbe un senso compiuto...

Interessante anche il continuo, in cui Nicoletta Artom ci informa della nuova fascia pomeridiana di cartoni in cui si potranno vedere le repliche di "Atlas Ufo Robot":
"Ma l'epurazione è finita e dal 7 ottobre il vero Goldrake è riapparso in tv.".

Tralasciando il termine "epurazione", che per Mazinga Z è tutt'ora valido, visto che la Rai non li ha mai più trasmessi gli episodi mancanti, c'è una seconda informazione errata, la data di trasmissione di queste repliche, che iniziarono lunedì 6 ottobre.


Curioso il fatto che la prima puntata trasmessa sia la 31esima, "Un robot per Alcor". Considerando che la settimana precedente Goldrake non era nel palinsesto della Rete 2 alle 14,50 o in altro orario, e che i titoli dei giorni a venire sono delle puntate successive alla 31esima, potrebbe essere che questa fosse una seconda tranche di repliche. Come successe con la prima apparizione di "Atlas Ufo Robot, che venne diviso in tre tronconi di puntate:
primo blocco
secondo blocco
terzo blocco

Tra le perle dell'articolo c'è quella che questa volta sono gli adulti a richiedere Goldrake, ma perché?

venerdì 24 novembre 2017

Almanacco di Sesamo - 1978


Ho riunito questa tipologia di materiale editoriale sotto l'etichetta Muppets, in realtà c'è solo una recensione che parla dei Muppets, tutte le altre sono inerenti a "Sesamo Apriti", che arrivò qualche tempo prima del classico show preserale condotto dalla rana Kermit.
Parrebbe proprio che di materiale editoriale sul "Muppet Show", al suo esordio italico, non ne sia stato pubblicato, o almeno io non ne ho reperito, fanno eccezione degli articoli su qualche rivista. Quindi proseguo con le pubblicazioni di "Sesamo Apriti", che era destinato ad un target più giovane rispetto al "Muppet Show", a cui sono rimasto maggiormente affezionato.
Tralasciando i miei gusti personali, considerando il panorama editoriale del periodo dedicato ai bambini, queste riviste, libri e cartonati di "Sesamo Apriti" spiccavano per bellezza rispetto alla media. Devo dire che anche le pubblicazioni sugli anime, che arrivarono da lì a poco, erano abbastanza scarsine qualitativamente.



Questo almanacco è del gennaio 1978, e vi ho trovato dentro ancora il cartoncino che ricordava ai bambini la presenza in edicola di "Sesamo Apriti CTW" , rivista quattordicinale il cui primo numero è del 21 gennaio 1978. Purtroppo per "Sesamo Apriti", il 4 aprile 1978, arriverà un invasore spaziale nipponico che li metterà un pelino in ombra...



Anche se sono molto più legato ai personaggi del "Muppet Show", ricordo con piacere anche queste mini lezioni educative di "Sesamo Apriti", benché io digerissi poco le "lezioni" fuori dell'orario di scuola, anche dentro   >_<
L'almanacco consta di 70 pagine, ed molto carino.

martedì 21 novembre 2017

"I Trasferelli" a fumetti della "Grinta giochi" (1976/77): Zorro; Braccio di Ferro contro i cavernicoli; Speedy Gonzales


Dopo i Trasferelli storici della "Grinta Giochi", ne propongo altri 3 molto più ludici, di semplici personaggi di fantasia, per inciso tutti di matrice statunitense, ma si sa che quello che arrivava dagli Usa era ben accetto, mentre i personaggi nipponici saranno considerati portatori di contenuti pericolosi.
Solo il Trasferello di Zorro presenta un grande foglio formato dalle quattro singole parti ripiegate, come per i Trasferelli storici, gli altri mostrano due ambientazioni quasi uguali, dove in una mancano dei particolari presenti nell'altra, tipo "Settimana Enigmistica".
Anche i questo caso ho recuperato dei pezzi ancora imbustati ed intonsi, ma risparmierò il visitatore dalla mia unboxing-scan™  ^_^
I Trasferelli di Zorro e Braccio di Ferro presentano una breve introduzione al personaggio, a cui segue la spiegazione dello scenario proposto, mentre in quello di Speedy Gonzales manca la genesi del topo messicano, probabilmente perché ebbe dei natali meno nobili, essendo solo uno dei tanti personaggi della Warner Bross.
Nel Trasferello di Braccio di Ferro ci si trova catapultati nell'era dei cavernicoli, tutti i personaggi del fumetto e cartone animato sono vestiti da uomini delle caverne, tranne il marinaio mangia spinaci, chissà o cosa fu dovuta questa scelta grafica... quando ho aperto il cartoncino pensavo fosse degli Antenati  :]
Nel Trasferello di Speedy Gonzales è presente gatto Silvestro, uno dei miei "cattivi" Warner preferiti. Mentre quello di Zorro è chiaramente molto più avventuroso, ed anche un po' drammatico, dato che vediamo un povero peones frustato. Non vedrei male un Trasferello di Zorro versus Trump, visti i buoni rapporti Messico Usa  >_<
Comunque anche questi Trasferelli tratti dai fumetti, eroi e cartoni animati statunitensi, vennero spazzati via, almeno nella mia classifica personale, dall'avvento degli anime.



domenica 19 novembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 13 e 14



Nel riepilogo della puntata precedente, la voce narrante affibbia giustamente tutta la colpa al veneziano Shingo Tamai per non essersi qualificati al mondiale... ehm... lapsus... per aver perso l'amichevole contro l'Asakase di Yan Misugi.
Visto il tono leggermente drammatico della serie, se veramente Shingo e soci non si fossero qualificati per il mondiale, Matsuki sarebbe finito esule in Corea del Nord, il Tavecchio San nipponico avrebbe fatto direttamente seppuku durante un servizio delle Iene Jappo, Shingo e soci non si sarebbero limitati ad un pianto televisivo, avrebbero optato per l'autoflagellazione a reti unificate  :]
Nella prima delle due puntate recensite oggi si vedranno retroscena ed allenamenti in previsione delle due partite che lo Shinsei giocherà nella 14esima puntata, che vedrà, questa volta, la partita ufficiale tra l'Asakase e lo Shinsei.



Troviamo Shingo effettuare un allenamento mattutino di corsa intensiva, a dimostrazione di quanto la sconfitta in amichevole contro Misugi lo abbia ferito.
Trovo curioso che, in una serie animata del 1970, il correre al mattino presto era considerato un atto non comune, che indicava l'impegno personale verso un obbiettivo più grande, e magari noi ne ridevamo pure di questo fanatismo  stakanovista sportivo nipponico. Nel 2017, invece, trovi tonnellate di persone che corrono ben prima dell'alba, anche a temperature esterne siderali, ma il tutto viene oggi considerato normale  >_<
Da notare che Shingo corre più veloce del ragazzo che distribuisce i giornali in bicicletta!
E poi dicevano che i cartoni animati giapponesi erano inverosimili...


Shingo, dopo la corsa, si pappa la colazione preparata dalla madre, e nel mentre legge un articolo su un quotidiano, un articolo sul calcio. Se qualcuno ne traducesse il titolo, farebbe cosa gradita  :]

Edit del 21 novembre:
Un lettore (Hakata in Giappone) ha tradotto il titolo in giapponese stretto:
"Il torneo sportivo nazionale del Giappone, disciplina del calcio. Iniziano le eliminatorie regionali (delle varie prefetture)."
In pratica, se non ho capito male, il torneo di calcio delle scuole si svolgeva all'interno di una manfestazione sportiva più strutturata, una sorta di Giochi della gioventù liceali.
Sempre Hakata ha tradotto i titoli di queste due puntate:
Il titolo rosso dell'episodio 13 recita "gooru he no tokkun", cioè "addestramento speciale in funzione del gol".
Il titolo rosso dell'episodio 14 recita "shuuto wo suru na", cioè "non tirare!". 

Un titolo come "Non tirare!", spoilera già tutta la puntata...   >_<

venerdì 17 novembre 2017

Star Trek - Star Fleet Technical Manual - Training Command Star Fleet Academy (1986)




Il giorno che, come ogni bravo cadetto, dovrete sostenere l'esame per l'ingresso all'Accademia della Flotta Stellare, e non conoscerete i termini del trattato di pace coi Romulani o i Klingon, ergo verrete bocciati, poi non venite su questo blog a lagnarvi, io il testo ve lo avevo recensito!    ^_^
Adoro questa roba nerd che più nerd non si può, tanto nerd che sono presenti i 109 articoli della (costituzione?) della Federazione Unita dei Pianeti.
Non ho trovato neppure nessun accenno al test della Kobayashi Maru, nè di come fu brillantemente sperato dal capitano Kirk, ma solo perché nel 1975 la trovata non era ancora stata inserita nell'universo narrativo di Star Trek  :]
Peccato, che, come si sarà intuito dalla copertina, il manuale sia tutto in inglese... comunque meglio che in vulcaniano... quindi io l'ho potuto apprezzare relativamente poco, infatti non sono riuscito ad individuare la mitica "Prima Direttiva" sulla non interferenza con civiltà aliene meno sviluppate.
Se non ho capito male questo manuale fu ristampato nel 1986 in occasione del ventennale di Star Trek, la prima pubblicazione risale al 1975, quindi immagino che con il tempo parecchie "norme" stellari siano cambiate, ma i disegni tecnici di meccanismi ed ambienti restano sempre attuali.
Le 17 scan interne che ho inserito sono solo un assaggio delle 190 pagine del manuale, che graficamente non sarà all'avanguardia, ma ha veramente il sapore di un testo un po' vecchiotto su cui tanti cadetti ci si sono spaccati il cervello.
Dall'indice si potrà meglio intuire il suo contenuto, sono presenti mappe stellari, uniformi, bandiere (Sheldon Cooper lo apprezzerebbe), gli organigrammi della Flotta Stellare (senza i nomi degli incaricati), vari disegni di basi, ambienti, stazioni orbitanti, astronavi, strumenti tecnici (il phaser ed il tricorder!).
Fa fin tenerezza vedere resistenze e transistor nell'esploso del disegno tecnico del tricorder   ^_^
Cari potenziali cadetti della Flotta Stellare, in bocca al lupo per l'esame!!!





mercoledì 15 novembre 2017

Puzzle giapponese Epoch del manga di "Ryu il ragazzo delle caverne" (Genshi shōnen Ryū) - primi anni 70



Penso si sia capito da quello che posto sul blog che quando, in una qualche fiera o mercatino, mi imbatto in un articolo curioso, se il prezzo è ragionevole, non necessariamente basso, io non riesco a resistere all'acquisto  ^_^
Ergo mi sono accattato un paio di puzzle nipponici inerenti manga ed anime, ovviamente.
A dire il vero avevo puntato sul secondo puzzle, che era ancor imbustato, mentre questo no, ma poi Ryu è sempre Ryu, anche se nella versione manga  :]
Direi che sia il manga di Ryu e non l'anime, oltre per lo stile del disegno, anche per il bollino presente in basso a destra (mostro una scan ingrandita più sotto).
Oltre all'epica scena in cui il ragazzo delle caverne acceca Tirano, che già vale l'acquisto del prodotto, mi ha incuriosito molto il retro del puzzle. A dimostrazione che i giapponesi, a differenza delle aziende italiane, non si limitavano a confezionare un semplice puzzle, ma vi aggiungevano un qualcosa in più.
Il raffronto con i puzzle italici fa risaltare un'altra caratteristica del prodotto, cioè la cornice. Infatti il puzzle è contenuto all'interno di un cartone, ergo non c'è il rischio che i pezzi si smontino, ed è anche possibile posizionarlo verticalmente, che per un prodotto per i più piccoli, sono due caratteristiche importanti. Ricordo bene il fastidio di quando montavo i miei primi puzzle (per bambini) ed i pezzi si staccavano di contino ogni volta che lo spostavo. Senza contare che, una volta finito, cosa ne facevi?
Lo potevi solo rimettere nella scatola, oppure farlo incorniciare, ergo altri soldini e lavoro, ma con l'espediente nipponico, il tuo bel puzzle restava sempre in ordine.
Di solito riesco a trovare info sul web anche del materiale jappo, nonostante la barriere linguistica, questa volta, invece, non ho reperito nessun riscontro per questi puzzle.
Ho trovato solo il sito web della marca, la Epoch, che però ha un nome un po' diverso:
Epoch Jigsaw Puzzle



Il retro del puzzle mostra un qualche tipo di calendario degli avvenimenti importanti per un bambino o bambina giapponese.
Il numero 1 direi che sia il capodanno giapponese, shogatsu.
Il numero 2 riguarda la ricorrenza dell'inizio della primavera secondo il calendario lunare (3 febbraio), dove una antica tradizione prevedeva il lancio dei fagioli contro gli oni.
Il numero 3 è il hina matsuri, la festa delle bambole che si celebra il 3 marzo.
Il numero 4 potrebbe essere il hanami,  la fioritura dei ciliegi, ma non sono sicuro.
Il numero 5 è la festa del "kodomo no hi", la festa dei bambini, che cade il 5 maggio, in cui è usanza esporre al vento le carpe di carta in segno benaugurale.

lunedì 13 novembre 2017

Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva



TITOLO: Hanna & Barbera, i personaggi  le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva
AUTORE: Marco P. Gasparetti
CASA EDITRICE: Nicola Pesce Editore
PAGINE: 287
COSTO: 14,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano   
CODICE ISBN: 9788894818024

Il nome "Hanna & Barbera" è indissolubilmente legato ai nostri ricordi di bambini, quando i cartoni animati erano trasmessi col contagocce, magari la domenica mattina, oppure in orari ben definiti e veramente brevi...
I personaggi della casa di produzione statunitense furono così tanti che ognuno di noi ne ricorda con piacere almeno una decina, probabilmente di più. Certo, questi cartoons vennero surclassati dal punto di vista narrativo, grafico, contenutistico e musicale dai cartoni animati giapponesi, ma spesso i due gruppi coesistevano pacificamente nei nostri palinsesti personali. E' questo il motivo fondamentale che deve invogliare alla lettura di questo saggio di Marco Gasparetti sui cartoni della "Hanna & Barbera".
Viene presentata sia la storia personale di William Hanna e Joseph Barbera, che quello dello studio di animazione, senza dimenticare la genesi dei singoli personaggi che ci tennero compagnia da bambini.
Lo scritto scorre fluido, risultando interessante e divertente. L'unico appunto, se lo si può chiamare così, ma è più che altro un desiderio personale, è l'assenza di un capitolo a se stante sugli stupendi adattamenti italici. Non che manchino tali informazioni, ma sono inserite all'interno dei singoli paragrafi sui personaggi, risultando, a mio avviso, un po' frammentarie.
I primi tre capitoli raccontano l'incontro tra i due autori statunitensi, oltre che la loro carriera personale. Con il quarto capitolo si arriva al 1937, Hanna e Barbera (senza la &) sono approdati alla MGM, che ha creato uno studio di animazione in concorrenza con la Disney. Il loro primo lavoro assieme fu quello del gatto Jasper e del topo Jinx, i precursori del famoso due Tom e Gerry, che sono, per chi non lo sapesse, sempre del duo Hanna e Barbera.
L'era post MGM è il fulcro del quinto capitolo, dove si racconta come i due autori, rimasti disoccupati per la chiusura degli studi d'animazione della MGM, fondarono la "Hanna & Barbera", stavolta  con la &.
I due autori furono i primi a pensare che i cartoni animati potessero essere prodotti direttamente per la televisione, e non più per il cinema. Ovviamente il budget disponibile per una serie o una singola puntata era molto più basso di quello per un corto di Tom e Gerry, quindi Hanna e Barbera utilizzarono quella che in patria ribattezzarono come "animazione limitata". Inoltre certe scene in televisione non si potevano utilizzare a causa dei codici a tutela del minore, quindi, oltre al cambio di tecnica di animazione, bisognava modificare le tematiche. L'animazione limitata statunitense puntò sui dialoghi in trame autoconclusive, a differenza di quella nipponica, che era molto più articolata e profonda. In particolare i cartoni della "Hanna & Barbera" puntavano molto sulle caratterizzazioni delle voci dei doppiatori, un po' come successe negli adattamenti italiani. Probabilmente oggi, i "puristi" italici del doppiaggio, griderebbero allo scandalo nel sentire un personaggio parlare in dialetto emiliano o napoletano, ma cosa sarebbero Svicolone e Napo Orso Capo senza le inflessioni dialettali?
Il sesto capitolo si concentra appunto sull'analisi di questa "animazione limitata" in salsa statunitense, capitolo molto interessante, che si chiude con il paragrafo che la mette a confronto con la "scuola" nipponica e di altri studios. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento sulle differenze tra la tecnica "Hanna & Barbera" e quella degli studi d'animazione giapponesi, dato che il paragrafo è di solo 2 pagine scritte...
Dall'ottavo capitolo in poi inizia una divertentissima ed interessante carrellata di cartoni e personaggi di H&B (vedasi scan dell'indice). Viene raccontata la genesi di ogni serie e personaggio, con la sinossi della prima puntata, ognuno ritroverà la storia dei propri personaggi preferiti.

Tra le tante curiosità presenti nel saggio, metto il video di uno stupendo spot automobilistico brasiliano del 2014, non conta la marca dell'auto, contano i personaggi!
Un vero peccato che non sia mai giunto in Italia... una menzione d'onore a Penelope Pitstop!!!