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venerdì 24 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection 134 Gume Gume


Dalla scan sopra si può subito notare in quali condizioni mi sia pervenuto il fascicolino-ino-ino-ino, che in origine, è giusto ricordarlo, la Fabbri/Centauria spacciava come una enciclopedia... voi la trattereste così una enciclopedia?  Voi trattereste così un qualsiasi prodotto editoriale?
Ovviamente non è la Fabbri/Centauria che effettua la spedizione, ma il prodotto è loro, dovrebbero intervenire presso i distributori/corrieri affinchè il loro prodotto sia trattato con cura. In alternativa potrebbero inserire un imballo più efficace, tipo un cartoncino più rigido (quello attuale è morbido) e molto più grande (quello attuale è della stessa misura del fascicolino).
La puntata 43 dove compare Gume Gume è veramente scialba, brutta sceneggiatura, finale ridicolo, mecha del mostro spaziale abbastanza orrido, a tutto ciò, su cui la Fabbri/Centauria non ha responsabilità, va aggiunto che il modellino non corrisponde a quello presente nell'episodio...
Si, perché il Gume Gume dell'anime su entrambi i polsi ha montate due mazze ferrate, ergo due braccia = due mazze ferrate.
Mentre questo modellino della GNRC ha una sola maza ferrata sul braccio sinistro, mentre sul destro ha una mano robotica.
Anche la copertina del fascicolino-ino-ino stropicciato ce lo presenta con due mazze ferrate, e allora perché lo hanno modificato?
Forse "a causa di problemi tecnici, indipendenti dalla nostra volontà®"?
Oppure alla Fabbri/Centauria hanno proprio dei problemi strutturali con le palle? Visto che anche per Ghostfire V9 avevano cannato... mistero...


Purtroppo in tutta la puntata non c'è una chiara figura completa di Gume Gume, è sempre mostrato parzialmente o in forma di disco spaziale, però dalle due immagini sotto mi pare chiaro che alla Fabbri/Centauria ne abbiamo combinata un'altra  >_<
"Fantastici modellini perfetti in ogni dettaglio!!!"


martedì 21 marzo 2017

Io sono Spock


TITOLO: Io sono Spock
AUTORE: Leonard Nimoy
CASA EDITRICE: Fanucci Editore
PAGINE: 284
COSTO: 24000 £
ANNO: 1998
FORMATO: 22 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': Rara anche sul web
CODICE ISBN: 9788834706091

Confesso che nel leggere alcune parti di questo libro mi sono commosso. Per me Spock, o SpAck, come lo chiamavano nel doppiaggio della serie classica, è probabilmente il personaggio della mia infanzia a cui sono più affezionato. Certo, sono legato anche ad Actarus, Heidi, Hiroshi, Mork, Lady Oscar, il comandante Straker etc etc, ma Spock era reale!!!
Questa autobiografia di Leonard Nimoy la consiglio a tutti, purtroppo è un po' difficile da reperire, ma con un po' di fortuna e molta costanza la si può trovare, e ne vale veramente la pena, oltre che interessante per i numerosissimi aneddoti presenti, è assai divertente.
Sono presenti anche 48 pagne piene di immagini collegate al libro.
Questo libro fu pubblicato nel 1995, in parte aveva lo scopo di "rettificare" la cattiva impressione presso i fans che aveva avuto "I am not Spock", pubblicato nel 1975. In questo primo libro, che mi pare non si mai stato tradotto in italiano (bisognerebbe colmare la lacuna...), Leonard Nimoy pare fosse un po' astioso verso il vulcaniano, e di questo è lo stesso attore a pentirsi in questo secondo libro. In particolare del titolo che scelse, "I am NOT Spock", che creò numerosi equivoci sul suo rapporto con il primo ufficiale dell'Enterprise, e che in seguito talvolta gli sarà di ostacolo per tornare a far parte del cast di Star Trek, addirittura che gli venisse affidata la regia del suo primo film, Star Trek III.
Ed è questo l'argomento del primo capitolo, cioè come un libro, anzi, un semplice titolo, pensato nel 1975, possa creare problemi nel proseguo della carriera di un attore/regista. Da quello che ho potuto intuire nel primo libro Nimoy esternava la sua insofferenza per il successo del personaggio di Spock, che in qualche caso gli deve aver creato problemi a trovare altre parti da attore. Finchè, in questo secondo libro, Nimoy comprende appieno che lui è Spock, e che non può altro che esserne felice.
Mi è parso di notare il medesimo percorso svolto nel tempo dai doppiatori e dagli autori/cantanti delle sigle dei cartoni animati giapponesi. Inizialmente un certo fastidio per essere identificati con un "prodotto" che non dava lustro al loro curriculum professionale, col passare degli anni la presa di coscienza che gli appassionati di quei cartoni animati giapponesi li ricordano ancora con affetto.
In tutte le pagine del libro sono presenti numerosi colloqui tra Nimoy e Spock, penso che sia stato anche merito della traduttrice (Gloria Pastorino) rendere così bene il pensiero del vulcaniano, tanto che non ti viene mai il dubbio che sia Nimoy a parlare  ^_^



Nel secondo capitolo Nimoy racconta il retroterra professionale ed umano che gli permise di dar vita al personaggio di Spock. La sua storia inizia a fine anni 30, quando il piccolo vulcaniano (a sua insaputa) andò al cinema a vedere "Il gobbo di Notre dame", rimanendo assai colpito dalla recitazione del protagonista. Il racconto prosegue fino a quando Nimoy diventa Spock per la casa di produzione Desilu.

domenica 19 marzo 2017

Francobolli di Lady Oscar, Galaxy Express 999, Gatchaman



Come ho scritto nel primo post sui francobolli degli anime, io non sono un collezionista, semplicemnte, se il prezzo è un minimo decente, ogni tanto mi faccio tentare da questi bei fogli illustrati.
E' indubbio che quello sopra di Lady Oscar sia proprio bello ^_^
Non sono brutti neppure gli altri tre, che fanno parte, a quanto pare dalla dicitura posta in alto, di specifiche tirature tematiche:
"Animation hero and heroine series";
"Science and tecnology and animation series".

Ovviamente mi è negata la comprensione del testo scritto, ma magari a qualcuno/a potrà tornare utile.
Per il resto non ho molto da aggiungere, se non che una cartolina con Maisha come francobollo non mi dispiacerebbe inviarla  ^_^

sabato 18 marzo 2017

"I giapponesi snobbano Goldrake. Il loro beniamino è il samurai", di Carlo Sartori - "La Stampa Sera" 10 marzo 1980



Che nel marzo 1980 i giapponesi snobbassero Goldrake non credo ci piovesse, già al suo essordio non ebbe un grande successo.
E che il samurai fosse il beniamino nazionale non credo faccesse, altresì, una piega, ma una delle perle dell'articolo arriva dopo poche righe: ancora e sempre il computer!

"Heidi, Goldrake, Remi, Capitan Harlock hanno reso famosi (e invidiati) in tutto il mondo i cartoni animati giapponesi, insieme con la loro sofisticatissima tecnica di produzione che sfrutta il protagonista numero uno del progresso di questo paese, il computer.".

Faccio presente che il giornalista scrive da Tokyo, ergo era al centro della notizia (falsa) che stava divulgando, gli sarebbe bastato entrare alla Toei per vedere che non esisteva nessun computer, e sarebbe stato pure un grande scoop!!!
Ovviamente non è l'unica fake-news dell'articolo, come le chiama il credibilissimo Trump.
Se è vero che Goldrake, e forse anche Remi, nel 1980 erano caduti del dimenticatoio, non credo si potesse dire altrettanto di Heidi, e di certo non di Capitan Harlock.
Assieme alla bufala sull'uso del computer per fare gli anime, l'altra notizia che si legge spesso in questi articoli era quella che gli studi di animazione producessero queste serie esclusivamente per l'esportazione. Gli anime venivano certamente esportati, ma erano prodotti per il mercato interno, la vendita dei diritti all'estero era un ulteriore fonte di guadagno. Certo che se una serie era andata maluccio in patria, come Goldrake, ci si poteva magari rifare economicamente vendendola in Italia e Francia, per esempio  ^_^
Il giornalista sfrutta a caso i cartoni animati giapponesi solo per introdurre il soggetto del suo articolo,:
Quale significato sociale avesse il successo dei telefilm sui samurai?

Il primo (ed unico!!!) telefilm a cui Carlo Sartori fa riferimento è "Zenigata Heiji", nella versione che andò in onda dal 1966 al 1984, sbaglia un poco il nome dell'attore protagonista, non Hashizo Okkawa, ma Hashizo Ogawa, ma magari fu un refuso:
https://www.youtube.com/watch?v=cJtihwf1wS4

Zenigata Heiji (1966–1984) - 888 episodes. The longest-running Zenigata Heiji, Hashizō Ōgawa  made a total of 888 programmes, with several different co-stars, from 1966 until his death in 1984. Hashizō Ōgawa is recorded in the Guinness Book of Records as the longest running actor in a one-hour long television series for his performance as Heiji. (Hashizō Ōgawa was originally an onnagata, an actor who plays women's parts in kabuki.) Sanae Tsuchida was in the cast from 1970 to 1973.

Solo 888 puntate?! Le voglio guardare tutte!!!   :]
Tocca al professor Hidetoshi Kato spiegarci che lo scopo sociale di questi telefilm sui samurai era quella di fungere da "ammortizzatori psicologici", l'adulto giapponese proiettava il proprio vissuto quotidiano in quelle storie di epoca Edo.




Peccato Carlo Sartori di colpo passi alle serie di kung-fu trasmesse ad Hong Kong, intervistando l'attore Adam Cheng  O_o
Quale nesso ci sia con Goldrake ed il Giappone resta per me un vero mistero, ma, soprattutto, cosa voleva dimostrare/argomentare?  >_<

mercoledì 15 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection 133 Vulkania


Vulkania appare nella penultima puntata del Grande Mazinga, e subisce la medesima sorte mediatica del Gran Mammuth, cioè resta in ombra rispetto al vorticoso susseguirsi degli eventi delle ultime due puntate. In qualsiasi altro episodio Vulkania e il Gran Mammuth sarebbero stati degli avversari assai ostici, ma in questo caso ci sono troppe cose da raccontare per concludere epicamente la serie, ergo entrambi i mostri guerrieri fungeranno da mera carne da cannone.
Intanto Vulkania compare a puntata ampiamente iniziata, cioè al minuto 18, ed in tutto mantiene la scena per un minuto e 10 secondi.
Ergo 13 euro : 70 secondi =   ^_^
Devo dire che il modellino è fatto bene, la colorazione è in media, molto accurata la faccia secondaria sulla fronte, assai piccola, ma colorata bene, mentre ci sono alcune sbavature in punti che sembrerebbero meno difficoltosi. E' un vero peccato vedere delle sbavature sul torace, e poi accorgersi che la faccina è praticamente perfetta  >_<
La posa è la medesima della prima scena in cui appare Vulkania, mancano solo i missili dalle feritoie sulle spalle  :]



Vulkania dalle solite svariate posizioni.

martedì 14 marzo 2017

"Astrorobot" - Album figurine Panini 1980



Nel settembre 1980 sulla Rete 2 iniziava il terzo anime robotico trasmesso dalla Rai, dopo "Atlas Ufo Robot" e "Mazinga Z", arrivavano gli Astrorobot!
Personalmente non li ho mai apprezzati molto, non credo per la qualità dei disegni, della cui bruttezza mi sono reso conto da adulto, in fondo ai tempi andavo matto per l'Uomo Tigre e i Superboys... semplicemente stavo sviluppando un minimo di spirito critico dopo l'abbuffata iniziale di cartoni animati giapponesi, non guardavo più qualsiasi cosa fosse nipponica, ma solo quello che gradivo, e la serie "Astrorobot contatto Y" non mi garbava. Fine.
Però un album di figurine Panini è sempre un album di figurine Panini, quanto "una testa rotta è sempre una testa rotta" (cit.)  ^_^
Nel sfogliarlo sono incappato nelle bellisime pagine centrali, ognuna delle quali dedicata ad uno dei quattro robottoni e ai relativi piloti, qui sotto ne ho fatto un piccolo collage, più in basso ci sono le singole scan.
Pur non essendo mai stato un fan della serie, nonostante avessi (ed abbia ancora) due modellini degli Astrorobot (il I e il IV), ho sempre trovato bellissimi i nomi italianizzati, nomi potenti ed evocativi.



Ho trovato molto interessante, e anche rivelatore del clima da caccia alla streghe del periodo, le righe che intorducono l'album, che non parlano della serie animata, ma in generale di quanto fossero in realtà innocui i cartoni animati giapponesi, delle semplici favole moderne.
Bisogna ricordare che nell'aprile del 1980 si scatenò la seconda ondata di follia collettiva contro i violenti e diseducativi cartoni animati giapponesi, l'album arrivò all'incirca nelle edicole verso la fine dell'anno, ergo gli echi di quelle polemiche non si erano di certo spenti, di sicuro non ai vertici Rai e Sacis, e di conseguenza neppure alla Panini.



Nell'album Panini sono presenti sette episodi dell'anime, compreso quello conclusivo, scelta non consueta.
La prima storia è anche la prima dell'anime, "Tempesta fatale", di cui mantiene il medesimo titolo.
Stesso discorso per la seconda storia, che è la seconda puntata, "Il dolore di Yanosh".
Con la terza storia si salta alla quinta puntata dell'anime, continuando a mantenere il titolo originale, "La crisi di Ylly".
Dalla quarta storia vengono modificati i titoli, così il "La medicina degli Incas" della 22esima puntata, diventa "Farmaco mortale", e viene cambiato anche il nome del mostro, da Kanigarer a Kaibut.
La quinta storia dal titolo "Cerimoia segrata" corrisponde alla 25esima puntata, che si intitolava, invece, "Gloria alla regina degli inferi", in cui muore la regina Hellqueen. Da notare che nell'album viene un pelino modificata la storia, tanto che nell'ultima didascalia della figurina 189 si può leggere:
"... al punto che tra poche ore ella morirà (la regina HellQueen). Ma, per la prima volta, i nostri eroi sono stati sconfitti.".
Nell'anime la puntata prosegue in quella successiva, nell'album termina qui.
Infatti nella sesta storia dell'album Panini troviamo la nuova regina Sandra, senza che venga spiegato bene da dove arrivi, il titolo è "Scontro tra i ghiacci", mentre la 30esima puntata dell'anime si intitolava "Danze al crepuscolo".
La settima ed ultima storia dal titolo "Round finale" è anche l'ultima della serie, la 38esima, "Battaglia mortale".
Anche in questo caso la didascalia delle figurine 235/240 è abbastanza equivoca, lasciando spazio a nuove avventure degli Astrorobot:
"Le nostre avventure sono finite, ma l'astropattuglia non si scioglierà... Nessuno sa che fine ha fatto veramente Sandra. L'hanno vista dileguarsi fra le fiamme, ma i Moguru hanno mille risorse... Niente paura, il potere Ypsilon di Yshida, Ylly, Yinta e Yanosh resterà sempre vivo e all'erta!".

Non avendo mai visto l'ultima puntata, o almeno non ricordo di averla mai vista, non saprei dire se nell'adattamente italiano si esprimesse il medesimo concetto.

lunedì 13 marzo 2017

I cavalieri dello zodiaco, hai mai sentito il cosmo dentro di te?



TITOLO: I cavalieri dello zodiaco, hai mai sentito il cosmo dentro di te?
AUTORE: Stefano Tartaglino
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 158
COSTO: 19,5€
ANNO: 2017
FORMATO: 24 cm x 17 cm 
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867764501

E' questo il settimo saggio della collana “Ultra Shibuya” che recensisco, e devo dire che c'è stato un indubbio miglioramento, anche se, quando si parte veramente dai minimi termini della decenza saggistica, migliorare è molto facile.
Intanto l'autore è un appassionato di anime a manga, l'informazione la si può leggere direttamente sul libro, infatti la casa editrice pare quasi che si sia sentita in obbligo di specificarlo, visto che, invece, il suo curriculum professionale non ha nessun nesso con animazione e fumetti.
A riprova della passione personale di Stefano Tartaglino verso i “Cavalieri dello zodiaco” sottolineo che molto spesso sono riportate intere frasi dell'anime (e mi pare anche del manga), con successiva analisi del loro significato.
Un'altra lieta novella è che non sono presenti le “supercazzole” di altri libri della collana, tutto lo scritto è comprensibilissimo.
Le pagine si sono ridotte di molto rispetto agli altri titoli della collana, solo 158 pagine, ma ci sono molte meno inutili immagini. Infatti le pagine occupate da un'immagine a pagina intera sono “solo” 21, che è il numero più basso di tutti e sette i libri. Le pagine che contengono un immagine assieme allo scritto sono “solo” 49, altro record mondiale. Incredibilmente le pagine scritte completamente(!) ammontano a ben 77!!!
Sia chiaro, sono ancora troppo poche, ma in altri titoli di questa collana non c'era manco una sola pagina scritta per intero!
Purtroppo le immagini continuano ad essere mancanti di una qualsiasi didascalia, come in tutti gli altri sei libri. E' possibile sperare, come nell'immagine sottostante di pagina 50, che causalmente il testo corrisponda all'immagine della pagina per capire di cosa si tratti?



In generale trovo incoraggiante questo leggero cambio di rotta, non è ancora sufficiente per cambiare la mia valutazione sulla collana "Ultra Shibuya", però sembrerebbe che la casa editrice si stia rendendo conto di quanto fosse assurda, ed un pelino truffaldina (visto il rapporto prezzo/pagine scritte), l'impostazione precedente, che comunque persiste.
Come negli altri sei libri anche in questo titolo, purtroppo, mancano la bibliografia e la sitografia, ergo quali siano le fonti dell'autore non è dato sapere. Nelle recensioni degli altri libri ho sottolineato le volte che mi sono accorto di possibili copia-incollature dal web, devo dire che in questo caso, forse complice anche una mia maggiore predisposizione favorevole verso l'autore, che mi è parso veramente un fan della serie, non ho notato la medesima scorrettezza.
Faccio notare che la casa editrice conosce l'usanza della bibliografia, me ne sono reso conto leggendo "Data astrale 2016.09 cinquant'anni di Star Trek".
C'è da dire che io non sono un esperto della saga dei “Cavalieri dello zodiaco” e che sul web ci sono tanti siti molto approfonditi sui medesimi aspetti presentati dall'autore, quindi certezze che non si sia attinto a piene mani dal web non ce ne sono, ma da come scrive Stefano Tartaglino tenderei ad escluderlo. Perlomeno io lo spero con tutto il cuore :]
Abbastanza incredibilmente manca l'indice del libro, negli altri libri era presente, quindi lo inserisco io, avverto che la numerazione dei capitoli me la sto inventando:

Brucia, mio cosmo, fino ai limiti estremi (pag 5)
Capitolo 1: Il manga
In principio fu un mangaka (pag 7)
Il manga classico (pag 11)

Capitolo 2: L'anime
L'anime classico e il successo mondiale (pag 59)
Gli anime OAV (pag 70)
Kurumada contro tutti: la brusca fine della serie classica (pag 76)
Il mito risorge: l'anime della Saga di Ade (pag 78)
Fulmine di Pegasus! I Cavalieri in Italia (pag 81)

Capitolo 3: Intermezzo: Gli epigoni di Saint Seiya (pag 92)

Capitolo 4: La saga dei cavalieri
Il passato dei Cavalieri d'Oro: Episode G (pag 105)
Cadere dal cielo: il Tenkai-hen, un prologo rimasto tale (pag 111)
Il ritorno di Kurumada: saint Seiya Next Dimension (pag 116)
Eroi di un'altra guerra: Saint Seiya The Lost Canvas (pag 121)
La nuova generazione: Saint Seiya Omega (pag 128)
L'altra metà del cosmo: Sant Seya Saintia Sho (pag 138)
Il film al cinema: Saint Seiya – Legend of Sanctuary (pag 141)
La resurrezione de Cavalieri d'Oro: Saint Seiya Soul of God (pag 146)

Appendice
Elenco ragionato dei Cavalieri (pag 157)

domenica 12 marzo 2017

Il fumetto "Actarus" N° 10 - "Panico al congresso" - settembre 1980


Penso che sia superfluo spoilerare che in questo decimo numero della testata "Actarus" non si vedranno nessuno dei seguenti personaggi:
Goldrake (tranne che in copertina), Vega, mostri spaziali, alieni di sorta, ma neppure Maria, Venusia e Alcor.
In fondo il fumetto mensile si chiamava "Actarus", mica Goldrake...
Ci sono Procton ed il figlio adottivo alieno di sangue blu, ormai geneticamente mutati in agenti investigativi, che si oppongono ai più classici dei cattivi non alieni: i nazisti.

La trama mi ha ricordato il primo film di Indiana Jones, però in anticipo rispetto al film di Spielberg/Lucas, quale sia il nesso tra Goldrake ed i nazisti resta un mistero, ma nella vita non si può comprendere tutto   :]
Questa volta ho saltato qualche pagina, erano punti veramente inutili, in cui si narrava della guerra civile statunitense(?!) e di vicende di soldati nazisti durante la guerra.
Alla fine del fumetto c'è l'avviso che dal numero successivo, cioè l'11, ad Actarus verrà affiancato un secondo fumetto di un  nuovo eroe: Darix.
La caratteristica più importante di questo personaggio è che le sue storie saranno di fantascienza, mica come quelle di Actarus...
Eppure sono stati proprio gli editori di questo fumetto a tramutare un personaggio rinomato per l'ambientanzione fantascientifica in storie di spionaggio senza fantascienza.
Mi sono andato a rivedere i precedenti nove numeri, e si nota bene come man mano gli autori abbiamo eliminato ognuno degli ingredienti che avevano reso "Atlas Ufo Robot" il cartone animato più popolare di tutti i tempi in Italia.
Nei primi cinque episodi c'è sempre Goldrake, seppure con il contagocce, ci sono Gandal, Zuril e i soldati di Vega, addirittura sono presenti combattimenti tra il robottone e i minidischi!
Sempre scene del tutto secondarie, però viene rispettato lo spirito della serie.
Nel sesto numero manca tutto quello di cui sopra, ma almeno ci sono delle misteriose sirene atlantidee.
Già nel settimo numero vediamo solo il Goldrake 2...
Nell'ottavo numero ci sono degli scheletri alieni e dei finti ufo.
Nel nono numero si vedono i dinosauri, che comunque erano qualcosa inerente il fantastico.
In questo decimo numero non c'è più nulla di fantascientifico, pure Procton ed Actarus sono personaggi secondari, appaiono per la prima volta nella 14esima pagina!
E nel numero succesivo viene inserito un nuovo personaggio spaziale?!
Ma non sarebbe bastato mantenere i canoni delle storie che vedevamo in televisione?
Chissà, forse Goldrake aveva un po' stufato, in tv era pieno di tantissimi altri robottoni, e gli editori pensarono di cambiare (esageratamente) i personaggi di "Atlas Ufo Robot", e dopo averli snaturati gli affiancarono quello che mi è parso essere, ad una lettura non approfondita, un simil "Eterni"  :]




Ritorno al fumetto di questo numero, dal titolo "Panico al congresso", il panico ha assalito me leggendolo  >_<
Tralasciando che non c'è più nulla di ciò che vedevamo in televisione, la storia zoppica molto.
Perché dei nazisti dovrebbero usare come diversivo un congresso di scienziati per accaparrarsi dell'oro nascosto?
Non potevano semplicemente andarselo a prendere?
Senza contare il finale un po' illogico, in cui il killer non viene arrestato   >_<
Non commenterò nessuna tavola perché non mi pare ci sia molto da commentare  :]


venerdì 10 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 26 Kerberos J3


Per un non appassionato come me della serie di Mazinga Z, ritrovarsi ben due mostri meccanici usciti la medesima settimana è un po' una rottura, però, alla fine, vedere le due relative puntate è stato interessante:
Go Nagai Robot Collection 132 Ghostfire V9

Dubito che alla Fabbri/Centauria lo abbiano fatto volontariamente, ma entrambi gli episodi hanno uno sviluppo del combattimento tra Mazinga Z ed il mostro meccanico praticamente identico:
Il robottone inviato dal Dottor Inferno mette a ferro e fuoco la città (vabbè, questo capitava in tutte le serie robotiche);
Mazinga Z lo affronta ad inizio puntata;
Il suddetto robottone prende un sacco di sberloni, e già a metà puntata è sconfitto;
E nel momento del possibile colpo di grazia... il mostro meccanico se ne va ad attaccare l'Istituto di Ricerca per l'Energia Fotoatomica!!!

Ovviamente il secondo round non terminerà come il primo, e la duplice occasione di vittoria totale globale verrà buttata alle ortiche. Questo sviluppo illogico della battaglia capitava anche in altre serie robotiche, gonagaiane  e non, ma vederlo due volte di seguito lo mette in risalto. Probabilmente, essendo questa serie la prima del genere, c'era un po' più di ingenuità nel sviluppare la trama, in seguito gli autori dovettero escogitare soluzioni meno improbabili.
Comunque sulla trama di questa puntata mi dilungherò più sotto, riguardo al modellino, invece, non posso altro che ribadire un concetto che ho già espresso più volte, e ormai prendo atto non interessi molto alla Fabbri/Centauria:
uno "speciale" dovrebbe avere qualcosa di speciale, altrimento che speciale è?

E' abbastanza speciale il fatto che in questa puntata c'è il primo volo di Mazinga Z?
Per me no, manco lo sapevo prima di vederla  >_<
Considerando che neppure l'orginale animato sia questa grande bellezza di mecha, il modellino è accettabile, come al solito le sbavature non mancano, i colori parrebbero corretti, la posa è normale.





Kerberos J3 dalle solite consuete svariate angolazioni.

giovedì 9 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection 132 Ghostfire V9



Dai commenti al numero 131 avanzavo qualche delucidazione sulle informazioni sulla GNRC che ho recuperato alla Cartoomics.
La persona con cui ho parlato alla stand Yamato mi è parsa molto ferrata sull'argomento, non gli ho chiesto che ruolo avesse, comunque non sembrava stesse millantando, ed è stato molto disponibile nei confronti delle mie curiosità/lamentele.
Detto ciò, la notizia più importante è che la GNRC, alla fine dell'attuale piano dell'opera, terminerà definitivamente!
L'ho chiesto più volte, quasi non ci volevo credere  :]
Quindi il 6 di luglio 2017, con la 150esima uscita (a cui sommare tre restanti speciali), la "Go Nagai Robot Collection" si concluderà, siamo a -20 all'alba!!! (per chi ha fatto la naja  ^_^ )
Terminata la GNRC iniziarà una seconda collezione di modellini, sempre ispirati ai personaggi di Nagai (se non ho compreso male), il materiale sarà il medesimo della "Anime Robot" e (di nuovo se non ho capito male) ci dovrebbero essere alcuni personaggi già presenti in questa collezione, ma con pose differenti.
La GNRC è progettata in Italia, ma prodotta in Asia, ho dato per scontato che ciò includa anche la colorazione, ergo chi nei commenti qui sul blog aveva scritto che era dipinta in Italia, probabilmente ha sparato un po' a caso.
Vista la gentilezza dell'interlocutore non sono riuscito ad essere antipatico quanto lo sono qui sul blog, mi sono limitato a far notare che non è stato corretto protrarre così tanto una pubblicazione che doveva essere di 50 uscite + speciali...
L'interlocutore mi ha chiesto se acquistavo anche la "Anime Robot", e quindi gli ho fatto notare che, personalmente, non potevo imbarcarmi in due collezioni contemporaneamente, senza avere la ben che minima idea di quanto sarebbe durata la prima (e pure la seconda...). Concludendo che forse sarebbe stato più sensato iniziare la AR solo una volta conclusa la GNRC.
Ritorno a Ghostfire V9, che ho fatto una fatica bestia a trovare su Encirobot (ma anche sul web), in quanto lì viene chiamato "Kikai Juu Gren Ghost C3" (vedi scan più sotto), la cui versione italiana sarebbe "Grengus C3".
Qualcuno saprebbe spiegarmi questa discrepanza sul nome?
E a proposito di incongruenze, non ho potuto non notare che il modellino della GNRC é differente dalla trasposizione animata nel punto delle "mani/sfere". Nell'anime quando le sfere vengono lanciate, alla fine del braccio non c'è nulla oltre alla catena, mentre il modellino presenta due sfere aggiuntive. Nel fascicolino-ino-ino ci sono alcune immagini tratte dal manga, e in quelle tavole Ghostfire V9 (o "Grengus C3") è identico al modellino, però nella copertina dello stesso fascicolino-ino-ino le doppie sfere scompaiono   O_o
Qualcuno saprebbe spiegarmi questa discrepanza sulla forma?
Rispetto all'anime cambiano anche i colori.
Qualcuno saprebbe spiegarmi questa discrepanza sui colori?  ^_^


La qualità è un po' scarsa, ma comunque si notano sia i colori diversi che l'assenza delle due sfere aggiuntive presenti nel modellino.


Nel manga le doppie sfere sono ben visibili.
Mi sembra di essere tornato ai primi numeri, quando pareva che la GNRC si rifacesse esclusivamente ai manga, impostazione poi non mantenuta per una miriade di modellini identici alle serie tv, oltre al fatto che alcuni personaggi nei manga manco c'erano.

lunedì 6 marzo 2017

"Che affarone il pastorello Remi", di Mario di Francesco + "Chi è la voce di Remi", di Alessandro Binarelli - "Famiglia Cristiana" 28 ottobre 1979



E' abbastanza ovvio che si trovino un maggior numeri di articoli giornalistici sugli anime trasmessi dalla Rai, che allora era l'unica a trasmettere su scala nazionale, specialmente sulla stampa più autorevole. Quindi molta attenzione venne riservata ai vari Goldrake, Heidi, Harlock, Mazinga Z e Remi, mentre per leggere qualcosa sugli anime trasmessi dalle televisoni private è meglio cercare sulle riviste tv. A quanto scritto fa accezione Candy Candy, che, tra i pochi, riuscì a sfondare la barriera delle tv locali, imponendosi ugualmente sulla stampa nazionale.
Questo articolo, in particolare, è presente sul settimanale per eccellenza riservato alla famiglia, se cristiana, e nel 1979 eravamo tutti cristiani, a parte gli atei  :]
Alessandro Binarelli, autore del secondo articolo, intervista il doppiatore di Remi, Fabrizio Vidale, che era sotto i riflettori molto di più di Romano Malaspina...
Mario di Francesco, invece, nell'articolo principale, si concentra sull'aspetto economico del cartone animato giapponese, spiegandoci quale mole di denaro muoveva il pastorello(sob...) Remi.
E' curioso (oppure no?) che, proprio il settimanale che più di tutti avrebbe avuto voce in capitolo per pontificare sull'educatività della serie nipponica, parli quasi esclusivamente di soldi e di diritti di sfruttamento, e del lato educativo/etico/morale se ne disinteressi    ^_^
Tralasciando per un momento che Remi non è un pastorello, ma un saltimbanco, che non è il gemellino di Heidi, in quanto entrambi sono figli unici e che le case di produzioni nipponiche sono differenti, il giornalista punta anche sulla novità della trasmissione "simil-tridimensionale", che anche negli altri articoli sul "pastorello" era un tema che aveva incuriosito molto la stampa.
Io facevo parte dell'altra metà dei bambini italiani, quelli che non inforcavano gli occhialini perché Remi lo schifavano...
In questo articolo non si fa mai riferimento direttamente alla bufala mediatica (ben prima di internet) dei cartoni animati giapponesi fatti al computer, però spesso si parla genericamente di "avanguardia tecnologica" e "tecniche avanzate della produzione", e in realtà facevano tutto a mano.
L'altra causa del prezzo super concorrenziale degli anime era  il basso costo della manodopera, considerando che quello tecnologico era inesistente...
Scopriamo che nell'autunno del 1979 il 35% dei giocattoli venduti derivava da una serie televisiva, mica poco... per questo tanti giocattoli italiani rimasero sugli scaffali e provocarono il fallimento delle aziende che li producevano.




La Sacis, che era un'azienda comunque pubblica, faceva utili solo grazie ai cartoni animati giapponesi (a parte Sandokan), ma solo soldini garantini moralmente!
Mica spillava soldi ai genitori per lucrarci sopra!!!

domenica 5 marzo 2017

DAS, un mondo da scoprire (1977?)



TITOLO: DAS, un mondo da scoprire
AUTORE: Giovanni Raja
CASA EDITRICE: Edizioni Forma ed Espressione
PAGINE: 111
COSTO: 1500 lire
ANNO: 1977?
FORMATO: 22 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': Difficile da reperire anche sul web
CODICE ISBN: 

Io avrei modificato il titolo del libro da "DAS, un mondo da scoprire" ad un più pungente "DAS, un mondo da scoprire, ovvero quante cose ci potete fare invece che finire con il solito portacenere!".
Probabilmente ero io ad essere un bambino poco artistico, anche se ci provavo sempre a fare qualche opera d'arte, tentai anche di modellare i robottoni, ma preferisco stendere un velo pietoso sui miei ricordi...
La prima caratteristica del DAS ero il buon odore, la forma compatta, l'essere malleabile ma non molle come il Pongo, che adoravo quando ero più piccolo. Peccato che il DAS si seccasse relativamente in fretta, e che nel farlo si screpolasse, per evitarlo si utlizzava il Vernidas (altro odore assai carateristico del periodo), ma le screpolature restavano, almeno a me  T_T
Tra l'altro ho scoperto che nel DAS prodotto tra il 1963 e il 1975 fosse presente l'amianto... che poteva risultare pericoloso nel momento in cui si polverizzava il DAS essiccato:
https://it.wikipedia.org/wiki/Adica_Pongo

A giocare con il DAS (ed il Pongo) ci ho passato ore ed ore, interi piovosi pomeriggi. Ok, il risultato finale era inversamente proporzionale all'impegno profuso... però era divertente  :]
E lo sarebbe stato ancor di più se avessi potuto consultare questo libro, che, sebbene forse un po' troppo professionale per un bambino, insegnava delle interessanti tecniche, oltre a dare delle ottime idee.
Il libro è diviso in otto capitoli, prima di ognuno c'è un approfondimento artistico sulla tecnica che l'autore si appresta a spiegarci. Ho scannerizzato tutte le pagine inerenti i potenziali lavori che si sarebbero potuti eseguire con il DAS, alcuni veramente stupefacenti, altri relativamente semplici, alla portata anche di un bambino di una decina di anni.
Un fatto che ho trovato curiosissimo è che nel libro non c'è neppure un'immagine di una confezione di DAS!
Neppura una!!!
Oltre al DAS si cita il Vernidas, lo si vede disegnato un po' di sfuggita, e le tempere Sguish, anche le Pitti, ma mi sono sconosciute.
La presenza di un'immagine della confezione di DAS mi avrebbe permesso di datare il libro in maniera più precisa, visto che non è presente la data di stampa, inizialmente mi sono dovuto basare sul sul bassissimo prezzo:
1500 lire



Di materiale editoriale degli anni 70 ne ho parecchio, ma nessun libro a sole 1500 lire, può essere che questo libro fosse allegato alle confezioni del DAS?
Ergo ad un prezzo di favore, però resta il problema che il DAS nel libro  non si vede mai  >_<
Un amico mi ha fatto notare un'immagine, che mi era sfuggita, questa pare essere la classica pubblcità presente nei Topolino, ed il sito dove è messa in vendita riporta l'anno 1977.
Non avendo in mio possesso quello specifico numero, non posso esserne certo, c'è da dire che non ho trovato la medesima pubblicità nei miei numeri antecendenti o successivi il 1977.
Comunque la pubblcità conferma che il prezzo assai esiguo era dovuto alla vendita allegata alla confezione del DAS, questo fatto, però, rende ancora più anomala la totale assenza di qualsiasi foto del prodotto nel libro.



Ricercando la data di stampa ho scoperto che ne venne pubblicata una versione in inglese, "DAS Pronto, a world to discovery", anche in questo caso ci sono datazioni discordanti, una del 1982 ed una del 1985.

sabato 4 marzo 2017

Console Reel - 4 giochi TV (1977/78)



Proprio il giorno dell'uscita italiana del Nintendo Switch, io ho (ri)comprato un'altra fantasmagorica console, con una grafica  ULTRA HD, un audio dolby surround ipergalattico, dei videogames con una giocabiltà insuperabile, oltre che difficilissimi, completamente wirelss, memoria espandibile a millemila terabyte, modalità multiplayers ed online etc etc.
No, ok, forse ho un po' esagerato... un po' tanto, diciamo che c'è la modalità multiplayers, dato che si gioca in due T_T
Occasionalmente mi capita di ascoltare i discorsi di videogiocatori più giovani, anche molto più giovani, sono sempre preparatissimi, professionali, ma per quanto ne possano sapere, e per quanto siano più bravi di me, io li guardo sempre con un'aria di sufficienza, perché io ho giocato con i primi videogiochi!  gne gne gne  ^_^
Ci ho giocato quando vedere sullo schermo, di una tv in bianco e nero(!), quei quattro pixel messi in croce pareva una magia, e nessuno faceva storie per l'audio o la giocabilità, i dialoghi o la durata di gioco, si giocava e basta.
Ovviamente non voglio mica dire che la console Reel sia preferibile a qualsiasi altra console arrivata dopo, ma lo spirito con cui si giocava era diverso, c'era più capacità di stupirsi. Oggi son tutti scafati, tutti mega esperti, tutti iper critici, anche giustamente, visti i costi   >_<
In questi casi penso si debba scrivere "correva l'anno...", infatti correva l'anno 1977, oppure 1978 (non sono sicuro), quando per il relativo Natale arrivò a casa mia questa console di ultima generazione. Non fu la prima console venduta in Italia, ma fu la mia prima console, con quei colori totalmente improbabili, che oggi nessuno dei colossi tecnoludici si sognerebbe mai di appioppare al proprio modello...




Per quanto riguarda l'anno potrei anche sbagliare, perché la console è presente in un catalogo del Natale 1979 (dovrei controllare in quelli che non ho ancora postato), inoltre nella garanzia (sarà scaduta?) è scritta la data del primo gennaio 1979, ma io resto convinto che sia antecedente.
Di certo la mia memoria aveva fatto cilecca riguardo all'audio, infatti non ricordavo proprio che il suono, dei semplicissimi "bip", provengano direttamente dalla console!
Questo perché alla televisione ci si collega solo ed esclusivamente con il cavo d'antenna, a cui segue la noiosa ed impegnativa, allora come oggi, operazione di ricerca del canale/frequenza tramite cui il dispositivo trasmette il segnale.
Il punto debole di queste console era la necessità dell'intervento di un adulto. In primis perché dovevi occupare quella che di norma era l'unica televisione di casa, e perciò dovevi chiedere il permesso, poi perché bisognava collegarla, staccando il cavo dell'antenna, infine ricercare il canale.
Sul come eseguire il collegamento ad una televisione a tubo catodico, inserisco una piccola guida al termine della recensione, magari può tornare utile, visto che è molto semplice e gratuita  ;)
Chi entra a casa mia resta sovente assai perplesso nel vedere che ho ancora un televisore a tubo catodico, un mitico Sony Trinitron del 1996!
Ecco, ora posso fieramente motivare questa mia scelta antidiluviana:
ho potuto rivedere e riascoltare i giochi della console Reel!

Scrivo solo "rivedere e riascoltare" perché giocarci è impresa un po' ardua, e contemporaneamente tediosa.
Ardua perchè, nonostante il videogioco funzioni, la manovrabilità dei pad si deve essere rovinata un po' con il passare di questa quarantina di anni.
Tediosa perché... non credo che ci sia bisogno di spiegarlo, basta guardare il video  ^_^
Ricordo che nelle modalità a due, quando la pallina passava per il tuo "omino", ne veniva deviata la traiettoria, se la palla era tua, mentre veniva respinta se la palla era degli avversari.
Inoltre, quando si vede che la pallina attraversa gli "omini", non è un bug del software(?), ma è causato dal raggiuntgimento dei 15 punti, cioè era finita la partita. Non c'erano musichette trionfali o video inneggianti, semplicemente il programma ti impediva di continuare.
ATTIVATE I SOTTOTITOLI DEL VIDEO  ;)


              


I giochi disponibili sono solo, per l'abbondanza a cui siamo abituati oggi, quattro, ma allora parevano mille:
Tennis; calcio; pelota; squash.

Penso che sia inutile spiegare che nessuno di noi, prima di giocarci ai videogiochi, avesse la ben che minima idea di cosa fossero la pelota e lo squash...
Il tennis.
Si ok, il punteggio non è quello corretto... miiiiii che pignoli... è un arcade, mica una simulalzione!

giovedì 2 marzo 2017

Go Nagai Robot Collection 131 Gare Gare


L'idea di pubbicare i robot dei cattivi l'ho sempre trovata ottima, ad una condizione, cioè che il suddetto robottone antagonista abbia avuto un ruolo importante nella puntata, oppure, ma già è un critierio più rischioso, che l'episodio preso in considerazione sia di spessore. Infatti capitano mostri cattivi totalmente insulsi in puntate memorabili, ma che lo sono non per i combattimenti, ma per il contenuto della trama.
Pubblicare, invece, mecha dei villains con ruoli secondari, visibili in puntate in cui non sono neppure il soggetto principale della trama, per di più in puntate non particolarmente memorabili, lo trovo assurdo, controproducente per la stessa Fabbri/Centauria.
Questo non vuol dire che alcuni ex bambini non possano essere legati a Gare Gare, ma solo questo non lo rende meritevole di una trasposizione in modellino, che magari toglie spazio ad un Mechadon qualsiasi...
In questa puntata Gare Gare interviene al solo scopo di impedire a Goldrake il salvataggio del pianeta Terra, minacciato da un pianeta/meteorirte/stella(?!) contaminato dal Vegatron, che re Vega ha deciso di usare come arma di distruzione di massa, diremmo oggi.
Il combattimento è abbastanza veloce, e Gare Gare viene messo in difficoltà persino dal Goldrake 2, dalla Trivella Spaziale e dal Delfino Spaziale. Non viene distrutto neppure alla fine della puntata, finale che è riservato al tentativo di Actarus di neutralizzare la minaccia alla Terra.
Poi devo dire che il modellino è venuto fuori bene, la colorazione è quasi esente da sbavature, nonostante che in alcuni punti presenti tonalità molto diverse una vicina all'altra, in particolare sul viso. La posa è proprio quella che si può vedere nella 51esima puntata.
Peccato che manchino gli spuntoni accuminati posti sopra e sotto le braccia, anche se devo ammettere che nella prima scena di Gare Gare nella puntata non si vedono. Forse per fare il modellino hanno preso ad esempio questa prima immagine? Vedere tutta la puntata?
A mio avviso questa modifica del modellino rispetto all'originale è un errore abbastanza grave, denota molta superficialità.




Gare Gare dalle solite consuete svariate posizioni.

martedì 28 febbraio 2017

Catalogo ToyService Baravelli (1978/79?)


Datare questo catalogo è stato abbastanza arduo, in primis perché la data non è indicata in nessuna pagina, quindi, di solito, mi baso sugli articoli pubblicizzati. Purtroppo la "Baravelli" si occupava di importazione di giocattoli, non saprei dire se avesse anche degli articoli propri, prodotti in qualche stabilimento italiano, di certo importava giocattoli da tutto il mondo. In particolare questo catalogo presenta giocattoli risalenti addirittura agli anni 60, altri certamente degli anni 70. Ai tempi i giocattoli avevano una aspettativa di vita maggiore, non era necessario neppure un restyling della confezione, te li ripresentavano con il medesimo aspetto a beneficio delle generazioni future  :]
Guardando le immagini del catalogo mi sono fatto l'idea che la "Baravelli" pubblicizzò tutto il materiale di cui in quel momento gestiva i diritti, articoli che aveva accumulato nei propri magazzini, o in quelli dei produttori originali. Il gioco del tennis con Panatta come testimonial è presente nel numero 1203 di Topolino del dicembre 1978 (vedi scan più sotto), invece il gioco in scatola "Situation 4" pare sia addirittura del 1968, e degli anni 70 sono alcuni articoli della Matchbox.
Ci sono, però, una serie di articoli derivanti da un anime, che in Italia dovrebbe essere stato trasmesso nel 1982 (mi son basato su questa rivista: link) su Canale 5: "Bambino Pinocchio"

In Giappone la serie venne trasmessa tra il 1976 ed il 1977, ma arrivò da noi solo nel 1982. Quindi potrebbe essere un catalogo del 1982?
Possibile che la "Baravelli" importasse una linea completa senza il supporto della trasmissione televisiva?
Probabilmente si.
Principalmente perché comunque era sempre Pinocchio, un personaggio totalmente italiano. Inoltre le confezione mi pare che abbiano le scritte in tedesco, e dato che anche nell'originale "Pinocchio Yori Piccolino no Boken" i nomi dei personaggi sono italianizzati, penso proprio che i giocattoli di Pinocchio arrivarono direttamente dalla Germania (Ovest), dove fu trasmesso nel settembre 1977.
Infine c'è da sottolineare il fatto che nella pagina del catalogo non si fa alcun cenno alla trasmissione su "Canale 5", avrebbe avuto senso almeno scrivere "Come in tv!" oppure "Visto in tv!", anche senza mettere il nome dell'emittente televisiva.



Gli articoli ascrivibili agli anni 70 (e 60) sono molti altri, mentre non ho notato giocattoli prodotti sicuramente negli anni 80. Magari sbaglio.
Ricomincio dalla pagina due e tre del catalogo, con il classicissimo Othello, nella scatola che ricordo bene anch'io, ed il gioco del tennis di Panatta.