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sabato 1 giugno 2013

Ventura e sventura dei gesuiti in Giappone (1549-1639)


TITOLO: Ventura e sventura dei gesuiti in Giappone (1549-1639)
AUTORE: Adriana Boscaro
CASA EDITRICE: Cafoscarina
PAGINE: 325
COSTO: 18 €
ANNO: 2008
FORMATO: 20 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788875431846
  
Il seguente saggio storico ripercorre quello che è chiamato il “secolo cristiano” giapponese, cioè il periodo che va dall'arrivo del gesuita Saverio nel 1549 alla cacciata di tutti gli stranieri dal Giappone nel 1649. In realtà un primo contatto fra occidentali e giapponesi avvenne nel 1543 con dei naufraghi portoghesi, il cui capitano era Jorge Alvarez, che scrisse una prima relazione sull'incontro e le loro abitudini. Relazione che fu letta dal gesuita Saverio, che ne rimase entusiasta, tanto da spingerlo a colloquiare a lungo col primo giapponese convertitosi al cattolicesimo, Anjiro. Quest'ultimo gli fornì numerose informazioni, molte errate, che fecero credere a Saverio che i giapponesi avrebbero accolto con fervore la nuova religione cristiana. Per esempio si convinse che in Giappone esistesse una divinità simile al nostro dio, Dainichi. Quindi iniziò a predicare in nome di Dainichi, fin quando non comprese che il termine dainichi indicava anche il membro maschile. Allora passò ad utilizzare il termine Deus, ma i monaci monaci buddisti lo storpiarono subito in “dai uso”, “grande bugia”, riferito alle religione cristiana. 
Secondo Saverio i giapponesi oltre a desiderare fortemente di convertirsi (mentre desideravano commerciare e per questo si convertirono), erano stupefatti per il lungo viaggio dei missionari. In realtà erano si stupefatti, ma in senso negativo, perché si chiedevano come mai, se i paesi d'origine dei missionari erano così ricchi, questi venissero in Giappone a far proseliti. In pratica li consideravano dei bugiardi o dei frustrati, che in patria non riuscivano ad avere fama.
La conversione dei giapponesi era spesso (non sempre) spinta dai daimyo locali, che avevano compreso che le navi dei portoghesi (cariche di merci preziose) attraccavano più facilmente nei porti dove i gesuiti erano accettati e dove c'era un loro seguito religioso. Di contro Valignano aveva compreso che le conversioni erano maggiori nei luoghi dove attraccavano le navi portoghesi, quindi scrisse al Papa per chiedergli di obbligare i capitani portoghesi, pena la scomunica, a far scalo solo ed esclusivamente dei porti di Daimyo che permettessero il cristianesimo, e mai nei porti di Daimyo che perseguivano i i gesuiti.
Ancora nel 1552 il signore di Yamaguchi, Otomo Yoshishige, che fu uno dei maggiori protettori dei gesuiti, concedendogli un tempio li identificava nei documenti ufficiali come monaci buddisti, che diffondevano una nuova setta. Nagasaki, inizialmente solo un porto, fu ceduta ai gesuiti da Omura Sumitada, battezzato col nome di Bartolomeo, i missionari ne fecero una città prospera.
Anche Oda Nobunaga si erse a difensore dei gesuiti, li stimava intellettualmente, oltre a considerarli avversari dei suoi nemici i monaci buddisti, quindi suoi alleati naturali. Senza contare che con i gesuiti arrivavano le navi i portoghesi con gli archibugi e i cannoni. Alla morte di Oda Nobunaga gli successe Toyotomi Hideyoshi, che divenne kampaku (reggente). Inizialmente quest'ultimo fu disponibile versi i gesuiti, ma nel 1587 promulgò il primo editto di espulsione. Toyotomi Hideyoshi aveva deciso di eliminare alla radice ogni possibile forma di opposizione al suo nuovo governo, l'aumentare di numero dei Daimyo cristiani gli faceva temere (come Nabunaga coi monaci buddisti) che quel clero straniero, obbediente ad un re straniero, lo potesse rovesciare. Nell'editto si permetteva di rimanere agli stranieri che commerciassero senza fare proseliti religiosi. Comunque, fra alti e bassi, i gesuiti riuscirono a convincere il kampaku a farli restare, seppur in maniera semi ufficiale. Oltre all'episodio di San Felipe (1596) e al sacrificio dei 26 martiri (1597) Toyotomi Hideyoshi era malfidente verso i missionari cristiani a causa delle diatribe interne far i vari ordini ecclesiali: gesuiti, domenicani e francescani.
Nei 3 periodi in cui Valignano viaggiò in Giappone si occupò di varie questioni, religiose e materiali: la formazione di un clero indigeno e i problemi di morale; il Cerimoniale per i missionari in Giappone; il Sumario del las cosas de Japòn; Nagasaki e la situazione finanziaria della missione; la stampa gesuita; l'ambasceria inviata in Europa.
Per l'ambasceria di 4 giovani rampolli nobili giapponesi inviati in Europa nel 1582, Valignano si raccomandò per iscritto che ad essi si facessero sempre e solo vedere le grandiosità e la potenza della chiesa cattolica e dei re cristiani. Dovevano essere sempre controllati, mai muoversi da soli, e mai dovevano essere testimoni di fatti che potessero far loro dubitare della ricchezza dell'Europa. In questo modo, al loro ritorno in patria, avrebbero potuto convincere gli altri signori del Giappone che i missionari non mentivano a proposito di ciò che avevano raccontato sull'Europa.
Toyotomi Hideyoshi morì nel 1598, a lui succedette, dopo una serie di guerre di successione, Tokugawa Ieyasu, che era ancor più diffidente verso i missionari cristiani e il cristianesimo. Tokugawa Ieyasu (e i suoi successori) estirpò ogni possibile opposizione allo suo shogunato, e comprese subito che l'influenza del cristianesimo (e del Papa cattolico) sarebbero potuti essere in futuro destabilizzanti. Nel 1614 il cristianesimo venne definito jakyo (dottrina perversa) e posto al bando. I Tokugawa iniziarono l'inquisizione contro i cristiani, affidandola a Inou Chikugo no kami Masashige, che usava svariate torture per abiurare i cristiani, tra cui la “ana tsurushi” (la tortura del pozzo). I cristiani venivano legati e appesi a testa in giù sopra un pozzo pieno di escrementi, quindi venivano calati con la testa dentro il pozzo, per evitare che morissero per il sangue alla testa gli veniva incisa una ferita sulla fronte, che permetteva al sangue di defluire. Nel 1633 riuscì a far abiurare il gesuita viceprovinciale Christoavo Ferreira, che sopportò quella terribile tortura per sole 5 ore. Questo duro colpo indebolì notevolmente la credibilità dei missionari, inoltre Ferreira prese il nome giapponese di Sawano Chuan e nel 1636 scrisse un'opera contro il cristianesimo. Man mano i Tokugawa procedettero nella loro opera di isolazionismo (sakkoku), nel 1639 espulsero tutti gli stranieri, ad eccezione degli olandesi, che furono confinati nell'isola di Deshima, perché erano considerati non influenzabili dal Papa, quindi utili al solo fine del commercio. Per provare la loro indipendenza dal papato gli olandesi bombardarono, su richiesta giapponese, il castello di Hara, dove si erano asserragliati i rivoltosi di Shimabara. La rivolta di Shimabara del 1637 fu fatta passare dallo shogun come una rivolta cristiana, in realtà i contadini si ribellarono al al signore locale, Matsukura Katsuie, che li vessava con tasse doppie rispetto alla legge. Capo dei rivoltosi divenne il giovane cristiano giapponese Amakusa Shiro, in questo modo fu facile trasformare una ribellione dovuta alla fame in una ribellione religiosa.
Dopo aver cacciato gli stranieri, tranne gli olandesi a Deshima, rimaneva il problema di estirpare il cristianesimo e i cristiani giapponesi. Per smascherali li si sottoponeva al fumie (calpestare le immagini), chi calpestava le immagini di Cristo o della Madonna era lasciato libero. Nacquero così i kakure kirishitan (cristiani occulti), cioè giapponesi che accettarono di fare pubblicamente fumie, ma rimasero devoti in segreto. Allo scopo di gettare discredito sul cristianesimo fu molto utile Fabian Fucan (Fukansai Habian), che scrisse un libro di confutazione sulla religione straniera, il “Ha Daiusu” (Contro i cristiani). Fabian Fucan era un giapponese convertito, molto erudito in campo religioso, che si conquistò un notevole credito tra i gesuiti. Nel 1620, dopo numerosi anni in cui era scomparso, ritorna come apostata, probabilmente frustrato dal divieto per i nativi giapponesi di diventare padre gesuita. Nell'ottica di eliminazione del cristianesimo vennero pubblicate varie opere letterarie, che erano in genere di 2 tipi: gli Ha Kirishitan, che confutavano le idee cristiane, e i Kirishitan Monogatari, di carattere popolare.
Il penultimo capitolo del saggio riguarda Gerolamo De Angelis, che, intorno al 1621, fece una carta geografica di Ezo (l'Okkaido attuale), patria degli Ainu, e fu il primo occidentale a mettervi piede.
L'ultimo capitolo contiene 12 documenti originali del periodo (tradotti), le tematiche sono varie:
Documento 1: La lettera di Jorge Alvarez in cui dava le prime notizie del Giappone.
Documento 2: La lettera in cui Saverio riportava le informazioni sapute da Anjiro.
Documento 3: Una lettera sempre di Saverio prima di partire per il Giappone.
Documento 4: Una lettera di Saverio, ma dal Giappone (Kagoshima 05/11/1549).
Documento 5: Una lettera del gesuita padre Gaspar Vilela da Kyoto e Sakai il 17/08/1561.
Documento 6: La trascrizione della cessione di Nakasaki ai gesuiti il 09/06/1580.
Documento 7: Una lettera scritta da Valignano al Generale della Compagnia dei gesuiti a Roma, in cui gli fa sapere le sue preoccupazioni per il futuro della missione in Giappone. In particolare si lamenta del divieto di formare un clero indigeno ed informa di quali provvedimenti ha preso per meglio essere accettato dai giapponesi.
Documento 8: La risposta del Generale della Compagnia dei gesuiti alla precedente lettera di Valignano, in cui Aquaviva critica alcune decisioni di Valignano.
Documento 9: La contro risposta di Valignano a Aquaviva. Dove Valignano cerca di far capire al suo superiore che in Giappone le usanze sono opposte a quelle occidentali, e che, se si vuole evangelizzare il paese, bisogna adattarsi a queste usanze.
Documento 10: Una lettera di padre Organtino a Aquaviva.
Documento 11: La relazione di Gerolamo De Angelis sul regno di Ezo e sugli Ainu. Sono descritte le loro usanze, la lingua, le armi, i vestiti, la religione (in realtà la sua quasi assenza), la corporatura, oltre a varie considerazioni su questo misterioso popolo.
Documento 12: La traduzione integrale dello Ha Daiusu di Fabian Fucan contro il cristianesimo.

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