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domenica 23 marzo 2014

Arte e pensiero in Giappone, corpo, immagine, gesto



TITOLO: Arte e pensiero in Giappone, corpo, immagine, gesto
AUTORE: Marcello Ghilardi
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 291
COSTO: 18 €
ANNO: 2012
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788857508405

Questo è il terzo libro (in un quarto c'è un suo scritto) che leggo di Marcello Ghilardi, nonostante avessi intuito (sfogliandolo in libreria) che per me sarebbe stata una lettura assai ostica ho voluto rischiare a comprarlo. Anche gli altri 2 libri avevano parti un po' astruse, però nel totale ero riuscito a capirli e mi erano piaciuti, questo è stato una debacle quasi totale...
Ovviamente la colpa è principalmente mia che ho comprato un libro che trattava argomenti che non mi interessano e che non conosco (danza Buto, Shodo, arti marziali, estetica).
Però mi sa che Ghilardi, dopo “Cuore e acciaio” e “Filosofia nei manga” (oltre alla sua partecipazione a “Culture del Giappone contemporaneo “ della Tunuè), ha imboccato ormai la “via dello scrivere difficile”, che potrei chiamare (creando un neologismo nippo-italico) “astruso-shodo”.
Probabilmente i concetti complessi vanno spiegati con parole e altri concetti complessi, però, forse (magari) uno sforzo divulgativo (nel senso di scrivere più alla portata dell'umano medio) per far capire le cose a tutti sarebbe auspicabile.

Riporto una piccola parte dell'introduzione a pagina 9 e 10 dove si dovrebbe spiegare il senso ultimo del saggio:

Il terreno di ricerca è quello relativo ad alcune esperienze estetiche particolarmente significative nel mondo artistico giapponese moderno e contemporaneo: da questa esperienza si intende far emergere un'idea, o meglio una forma di esperienza del corpo e del gesto che, a partire da una posizione senza dubbio eccentrica rispetto a quella occidentale, possa mettere in atto nuovi processi di comprensione, stimolare nuove possibilità di pratica e di rapporto con l'alterità.”

PARTE 1 SFONDO

Capitolo 1
Sull'identità giapponese
E' il capitolo che sono riuscito a capire più facilmente, anche perché i concetti espressi sono presenti anche in altri saggi.
Si ripercorre la storia di come il Giappone si sia creato una identità di se stesso quando venne a contatto con gli occidentali a metà del 1800. Gli studiosi giapponesi di epoca Meiji dovettero prima assimilare concetti filosofici ed estetici non loro, studiando in Europa e negli Usa. Le loro conclusioni su cosa rappresentasse il Giappone furono influenzate dal senso di superiorità occidentale, dato che accettarono la definizione occidentale di un Giappone esotico, il “giapponismo”.
Viene valutata l'identità giapponese in periodi storici differenti, spiegando anche l'etimologia delle parole che hanno identificato la nazione nipponica: Giappone; Jipangu; Nihon; Yamato; Waga.
E' analizzata la teoria giapponese chiamata “nihonjinron” (“teoria, discorso sui giapponesi”), secondo la quale la cultura nipponica ha tratti originali ed inimitabili, e sono analizzate anche le critiche a questa teoria.
Nell'analizzare la dualità della cultura giapponese tra antico (samurai e geishe) e moderno (robot e cyberpunk) si fa riferimento alla vasta produzione di anime e manga e alla cultura Jpop in generale.
Il filosofo Nishida Kitaro (1860-1938) è preso ad esempio, spiegando le sue teorie, di quale siano il pensiero e l'identità giapponese.

Capitolo 2
Natura e corporeità
La parte sulla natura l'ho capita, quella sul corpo va oltre le mie capacità filosofiche.
E' spiegato (se ho capito bene) come in Giappone il concetto di “natura” si sia modificato nelle varie epoche storiche, influenzato sia dalla religione che dalla filosofia. Sono analizzate anche le diverse parole ed ideogrammi che nel tempo sono state usate per identificare la “natura”, “shizen” è quella attuale, coniata nell'era Meiji.
Stesso processo di analisi per il termine “corpo” e “corporeità”, che come ho scritto sopra non ho compreso.

Capitolo 3
L'esperienza estetica nella tradizione
Essendo io a digiuno di arte e di filosofia zen questo capitolo è risultato assai impervio, troppo.
Viene approfonditamente analizzata la presenza, e la sua assenza, del concetto di “estetica” nell'arte giapponese. L'estetica occidentale era un concetto sconosciuto ai giapponesi pre era Meiji, furono gli occidentali ad introdurla, infatti per i giapponesi di allora l'estetica aveva altri significati. Il capitolo spiega il concetto di “estetica giapponese” in relazione all'arte giapponese pre Meiji (poesia, letteratura, pittura) e alla filosofia zen.

Capitolo 4
La frattura della modernità. Immagine e traccia
Altro capitolo un po' astruso (ovviamente per me).
Ghilardi spiega cosa significhi “modernità” in Giappone, non solo il concetto di moderno oggi, ma anche ciò che poteva significare dall'era Meiji in poi.

PARTE 2 FIGURE

Capitolo1
Lo spazio architettonico
Capitolo comprensibile, dove si affronta la disposizione degli ambienti in una casa giapponese, concetto riassumibile nel termine “madori”. E' spiegata l'importanza dell'ambiente engawa, il luogo di una cosa che è il confine tra dentro la casa e il giardino. Toccati brevemente altri argomenti, come il giardino e le costruzioni tradizionali.


Capitolo 2
Forma e liberazione nell'arte della spada
Un altro capitolo comprensibile, anche se consigliato agli appassionati di arti marziali.
E' raccontata e analizzata la storia di uno dei maestri di spada più famosi in Giappone, Yamaoka Tesshu (1836-1888). Una spiegato il concetto di “tecnica del dio”, “kamiwaza”, che spinge l'allievo a imparare dal proprio maestro e poi a superarlo. In questo contesto è analizzato il manga “Ruroni Kenshin”, esempio del rapporto maestro/allievo.

Capitolo 3
Corpo e gesto nel teatro-danza buto
Consigliato solo agli esperti del tema.
La nascita, la storia, il significato e gli artisti (Hijikata Tatsumi, Ono Kazuo, Nakajima Natsu) della danza Buto.

Capitolo 4
L'evoluzione delle discipline marziali
Anche questo capitolo lo consiglio ad appassionati di arti marziali, che abbiano anche qualche cognizione di filosofia orientale.
Il capitolo affronta il passaggio delle arti marziali da tecniche di combattimento mortali da usarsi in battaglia per la sopravvivenza a disciplina per forgiare il copro e lo spirito.
Questo cambiamento è avvenuto in due fasi. La prima con l'inizio dell'era Tokugawa e la fine delle guerre interne, quindi i samurai usarono le arti marziali per mantenere un ruolo combattivo senza combattere. La seconda fase avvenne in epoca Meiji quando gli stessi samurai ad essere cancellati come classe guerriera.
In quest'ottica è raccontata la storia di Kano Jigoro (1860-1938), il fondatore del judo.

Capitolo 5
L'arte della scrittura nel XX secolo
L'argomento mi era sconosciuto, e il capitolo è scritto in maniera da non aiutare l'approccio, lo consiglio solo a chi conosce l'argomento.
Lo shodo (via della scrittura) è il soggetto di questo quinto capitolo. Ghilardi illustra la storia dello shodo nel 20esimo secolo, il suo significato e i suoi artisti (Nagayama Noro, Morita Shiryu).

Capitolo 6
La creazione artistica in Nishida Kitaro
Per capire questo capitolo penso che sia d'obbligo avere delle conoscenze di filosofia orientale.
Il capitolo finale è l'approfondimento dei capitoli precedenti, e come soggetto d'analisi ha il pensiero di Nishida Kitaro (di cui si è già parlato nel prima capitolo della prima parte) sul corpo e il gesto artistico. In appendice al capitolo c'è un approfondimento su “Nishida calligrafo”.



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